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 la regina Hatshepsut

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AutoreMessaggio
dharma
Oltre l'apparenza....



MessaggioOggetto: la regina Hatshepsut   Lun Ott 12, 2009 5:02 pm

La regina, o il re Hatshepsut, come certamente avrebbe preferito essere ricordata, regnò sull'Egitto della diciottesima dinastia per più di vent' anni.

Figlia maggiore del re Thutmosis I, sposata al fratellastro Thutmosis II e tutrice del giovane fratellastro-nipote Thutmosis III, Hatshepsut riuscì a sfidare la tradizione e a installarsi sul trono divino dei faraoni.

da quel momento Hatshepsut divenne la personificazione femminile di un ruolo maschile, rappresentata, unica nella storia, sia come donna che come uomo, vestita con abiti maschili, dotata di accessori maschili e addirittura della barba finta tradizionalmente esibita dai faraoni.
librio,

fu sotto tutti i punti di vista - - regnante del Nuovo Regno; sotto di lei l'Egitto prosperò.

Eppure, dopo la sua morte, si cercò con ogni mezzo di cancellare il suo nome e la sua immagine dalla storia dell'Egitto.

I monumenti di Hatshepsut furono abbattuti o usurpati da altri, i ritratti distrutti e il nome cancellato dalla storia e dall'elenco ufficiale dei re egizi.

con il ritrovamento della sua mummia attraverso l'analisi del dna di un dente in un vaso canopo,,,,è stato possibile riattribuirle il giusto posto

è interessante come una donna di valore per potersi affermare abbia dovuto rinunciare alla sua femminilità.... nuoooo daiii
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lisa
Oltre l'apparenza....



MessaggioOggetto: Re: la regina Hatshepsut   Lun Ott 12, 2009 5:55 pm

Questo racconto è interessante ma nel contempo molto triste perchè per alcuni versi anche se con aspetti differenti( perchè qualche passo avanti da allora mi pare sia stato compiuto) ci dimostra quanto le donne abbiano sempre dovuto lottare per ritagliars un proprio ruolo e per ricevere la giusta attenzione che le dovrebbe essere dimostrata.


Anche se per fortuna questo non è valido per tutte le culture ed in ogni parte del mondo,diciamo che anche laddove si siano superati certi ostacoli in genere regna ancora un pò di diffidenza quando a ricoprire certi incarichi c'è una donna.

Non so da cosa dipenda,forse dalla paura di essere stati sorpassati o egualiati,oppure dal fatto che una donna riesce ad essere più pratica,pur mantenendo sempre il giusto contatto con la sensibilità e con la realtà.


Chiaro è che ci siano sempre delle eccezioni e che non bisognerebbe esagerare altrimenti si finisce con il diventare come gli uomini e prenderne anche quelli che prima venivano definiti difetti,insomma sarebbe stata una corsa vana perchè si tenderebbe a diventare i cloni di chi si è sempre contestato.


Per fortuna comunque queste cose non sono valide per tutti e nella vita quotidiana si cerca sempre di mantenere il giusto equilibrio fra le cose.


Forse dovremmo ricordarci più spesso di quante donne hanno faticato per rendere la nostra vita migliore e cercare di essere loro grate.
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Ospite
Ospite



MessaggioOggetto: Re: la regina Hatshepsut   Lun Ott 12, 2009 7:04 pm

eh?? interessante argomento, e direi controversa la figura femminile che è costretta a rappresentarsi al maschile...

però devo dire che è molto vero anche oggi che chi dirige deve assumere una atteggiamento più maschile...

ma insomma non ci trovo però tutta questa negatività .... sto pensando..

e pongo una domanda a dharma - scusa l'ignoranza in proposito -

ma se in noi esiste una parte maschile e una parte femminile ( tiiiiiii ^^ correggi dharma per favore anche i termini)

perché dobbiamo temere di mostrare quella parte che definiamo maschile,

oppure sono luoghi comuni e basta, non so, mi sono infrenata..... ...
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damdam
Admin
Admin



MessaggioOggetto: Re: la regina Hatshepsut   Lun Ott 12, 2009 8:21 pm

io trovo questo racconto estremamente positivo...
e deve essere stata una donna di gran valore
e con una tenacia incredibile vissuta in un tempo
dove la donna non era considerata poco più di una schiava
e con compiti segnatamente precisi...
direi che è una figura da ammirare ....


vittoriaaaa!!

_________________
Se vogliamo misurare il valore della nostra vita
dobbiamo dare un valore alla vita degli altri
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sobarmar
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MessaggioOggetto: Re: la regina Hatshepsut   Mar Ott 13, 2009 7:19 am

Ho cercato informazioni sul perché il suo nome scomparve e sul perché non fosse più presente questa figura di "faraona", fra le innumerevoli info trovate questa è quella che mi ha soddisfatta di più:

Per lungo tempo gli storici hanno assegnato a Hatshepsut il ruolo di matrigna cattiva del giovane Thutmose III. Le prove della sua presunta crudeltà sono state il trattamento postumo che la sovrana ha ricevuto quando il figliastro fece prendere d'assalto i suoi monumenti e cancellare il suo nome da tutto ciò che ne commemorava pubblicamente il ruolo di faraone.

Nel manipolare l'iconografia di Hatshepsut, Thutmose III fu scrupoloso tanto quanto lo era stato a Megiddo battendo i Cananei. A Karnak l'immagine e il cartiglio di Hatshepsut, contenente la rappresentazione in simboli del suo nome, furono eliminati dalle pareti del santuario a colpi di scalpello, mentre le iscrizioni incise sugli obelischi da lei commissionati vennero coperte con la pietra (il che, senza volere, le ha mantenute in perfetto stato). A Deir el Bahri, il sito che accoglie la sua opera architettonica più spettacolare, le statue di Hatshepsut vennero distrutte e gettate in una fossa davanti al suo tempio funerario.

Noto come Djeser Djeseru, ovvero sancta sanctorum, il tempio sorge sulla riva occidentale del Nilo, davanti alla moderna Luxor, e si staglia su un anfiteatro roccioso che incornicia la pietra bionda del tempio come il nemes incorniciava il volto dei faraone.

Articolato su tre livelli, con i suoi portici, le terrazze collegate da rampe, il viale fiancheggiato un tempo o da sfingi, le vasche fitte di papiri e gli ombrosi alberi di mura, Djeser Djeseru fu progettato (forse da Senenmut) con l'intenzione di farne il cuore del culto di Hatshepsut. Le immagini della regina non furono toccate; ma dovunque Hatshepsut si fosse rappresentata come re, gli operai del figliastro lavorarono di scalpello per distruggerle. «Non si trattò di una decisione dettata dall'emotività, ma dalla convenienza politica», assicura Zbigniew Szafraski, direttore della missione archeologica polacca che lavora al tempio funerario di Hatshepsut dal 1961.
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