Questo è il cavallo che vive tutto solo da qualche parte molto lontano in un’isola.
Mangia un po’ d’erba; dietro di lui c’è una nave; è la nave su cui è arrivato il cavallo, è la nave su cui ripartirà.
Non è un cavallo solitario, ama molto la compagnia degli altri cavalli, tutto solo si annoia, vorrebbe fare qualcosa, essere utile. Continua a mangiare erba e, mentre mangia, pensa al suo grande progetto. Il suo grande progetto è di tornare dai cavalli per dire loro: “Deve cambiare”.
E i cavalli chiederanno: “Che cosa deve cambiare?”
E lui risponderà: “La nostra vita deve cambiare: è troppo miserabile, siamo troppo disgraziati, non può andare avanti così”.
Ma i cavalli più grossi, i più pasciuti, quelli che trainano i carri funebri dei grandi di questo mondo, le carrozze dei re e che portano sul capo un grande cappello di paglia di riso, vorranno impedirgli di parlare e gli diranno: “Di che ti lamenti, cavallo, non sei la più nobile conquista dell’uomo?”
E si burleranno di lui.
Allora tutti gli altri, i poveri cavalli da barroccio non oseranno esprimere il loro parere.
Ma lui, il cavallo che riflette nell’isola, alzerà la voce: “Se è vero che sono la più nobile conquista dell’uomo, non voglio avere debiti con lui.
“L’uomo ci ha colmato di regali, ma l’uomo è stato troppo generoso con noi, l’uomo ci ha dato la frusta, l’uomo ci ha dato lo scudiscio, gli speroni, i paraocchi, le stanghe, ci ha messo ferro in bocca e sotto i piedi; faceva freddo, ma ci ha marchiato con il ferro rovente per scaldarci…
“Per me è ora di finirla, può riprendersi tutti i suoi gioielli, che ne pensate? E perché ha scritto seriamente e a caratteri cubitali sui muri… sui muri delle sue scuderie, sui muri delle sue caserme di cavalleria, sui muri dei suoi mattatoi, dei suoi ippodromi e delle sue macellerie ippofagiche: ‘Siate buoni con gli Animali’ ammetterete che equivale a burlarsi del mondo dei cavalli!”
Allora, tutti gli altri poveri cavalli cominceranno a capire e tutti insieme andranno a trovare gli uomini e alzeranno la voce.
I cavalli: “Signori, noi siamo disposti a trascinare le vostre carrozze, i vostri aratri, a fare le vostre corse e tutto il lavoro, ma riconosciamo che vi facciamo un favore, bisogna che ci venga contraccambiato. Spesso ci mangiate quando siamo morti: niente da ridire, se la cosa vi piace;
è come per la colazione del mattino: alcuni prendono avena e caffé a letto, altri avena e cioccolata. Ognuno ha i propri gusti, ma spesso ci picchiate anche, e questo non deve più ripetersi.
“Inoltre, vogliamo avena tutti i giorni; acqua fresca tutti i giorni e poi le vacanze ed esigiamo rispetto, siamo cavalli, non buoi.
“Il primo che ci picchia lo mordiamo.
“Il secondo che ci picchia lo ammazziamo, ecco”.
Gli uomini capiranno di aver un po’ esagerato e diventeranno più ragionevoli.
Ride il cavallo pensando a tutte le cose che succederanno sicuramente un giorno.
Ha voglia di cantare, ma è tutto solo, e gli piace unicamente cantare in coro, però grida lo stesso: “Viva la libertà!”
In altre isole, altri cavalli lo sentono e gridano a loro volta con tutte le loro forze: “Viva la libertà!”
Tutti gli uomini delle isole e quelli del continente sentono delle grida e si chiedono che cosa sia, poi si rassicurano e dicono alzando le spalle: “Non è nulla, sono dei cavalli”.
Ma non sospettano quello che i cavalli stanno preparando.