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 Se lui e lei giocano a gatto e topo

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AutoreMessaggio
Keko
Penna esperta
Penna esperta



MessaggioOggetto: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Ven Dic 04, 2009 2:42 pm

Le 10 crudeltà preferite dalle donne

Le donne sono dolci, sensibili, romantiche e… crudeli! Anche senza scomodare l'incarnazione di Crudelia Demon, l'altra metà del cielo, quando ci si mette, sa essere decisamente diabolica. E per supportare questa tesi Fox News ha stilato una lista di 10 crudeltà a cui vengono sottoposti gli uomini da parte del "gentil" sesso. Ecco il decalogo della perfetta Crudelia:

1. Non rispondere al telefono
La maggioranza degli uomini è contenta quando riesce a "conquistare" il numero di telefono cellulare di una donna. Il problema è che, però, molte di loro gli propinano un numero falso o, nel migliore dei casi, anche se questo è vero, non rispondono alla chiamata.

2. Sfruttare l'uomo per bere gratis
Alcune signore evitano accuratamente di andare al bar o al pub per non essere costrette a spendere soldi. Oppure, per ovviare a questo inconveniente, si servono semplicemente della loro "femminilità" per solleticare l'istinto da "cavaliere" dell'uomo per farsi offrire da bere. Mentre alcune usano questa strategia anche per conoscere meglio il nuovo amico, altre crudelmente fanno finta di flirtare o mostrare interesse per la persona e poi, invece, sparire dopo che hanno ottenuto quello che volevano. Quelle che danno il meglio di sé, vanno avanti con la commedia illudendo l'uomo che prima o poi riusciranno a conquistarle.

3. Usare l'uomo come "segnaposto".
È proprio il caso di dirlo: è l'uomo oggetto nel vero senso della parola. Potrebbe infatti essere una borsa o un ombrello ma, in questo caso, il segnaposto, o meglio, l'animale da compagnia è proprio lui.
Se lei ha almeno un briciolo di coscienza, quando capisce di non provare più alcun interesse per un maschietto, lo lascia andare. Se invece è una di quelle che non riesce a stare da sola ed è crudele, si tiene stretta il surrogato da compagnia fino a quando non trova un'altro che lo sostituisca.

4. Manipolare l'uomo emotivamente.
Agli uomini non piace vedere una ragazza piangere: molte lo sanno e sfruttano questa debolezza per scopi personali e poco lodevoli. Per ottenere quello che vogliono, molte si cimentano in vere e proprie scene da melodramma. Lui, che è un bamboccione, a questo punto cede e l'accontenta pur di non vedere altre lacrime.

5. Usare violenza fisica.
Può sembrare strano, ma non sono solo gli uomini ad alzare le mani E dato che la società condanna giustamente le violenze fisiche sulle donne, ma trascura quelle di senso opposto, qualcuna si sente in diritto di valersi di questa opzione per far fare a lui quello che lei desidera, senza peraltro sentirsi in colpa.

6. Criticare il partner in pubblico.
Nessuno è perfetto, si sa. Ma questo per alcune donne tendono ad approfittare delle debolezze del loro "lui" e a rimarcarle in pubblico, umiliando consapevolmente il proprio uomo di fronte a estranei o conoscenti. Qualcuna, particolarmente crudele, trova tutto ciò molto divertente.

7. Non rivelare a un corteggiatore il proprio stato di "occupate"
Molte ragazze, quando vengono corteggiate da un uomo, non gli rivelano che sono già impegnate sentimentalmente. In questo modo fanno credere allo spasimante di avere delle possibilità che, invece, non ha. In questo modo si sentono adulate e godono delle attenzioni del poveraccio di turno.

8. Fargli elemosinare il sesso.
Per l'uomo il sesso è vitale come l'aria che respira e le donne in genere lo sanno. Ecco così che l'amore si trasforma in un'arma da usare in caso di necessità. Per punire infatti l'uomo ritenuto manchevole in qualche cosa, lei può rifiutargli i propri favori amorosi. Allo stesso modo possono usare l'arma sesso per ottenere qualcosa: crudele, ma efficace.

9. Mettere alla prova l'uomo con piccoli e grandi ricatti

Lui è già bello pronto per uscire con i suoi amici o per andare a giocare la finale di calcetto… e lei telefona all'ultimo istante chiedendogli di cambiare i propri piani e passare la serata con lei. Non c'è un motivo particolare o una questione importante: vuole solo stare un po' con lui. E tutto questo anche se sa che sa che lui aveva un progetto, ma "se davvero l'ama" deve dimostrare di preferire lei a loro. E se lui non cede al meschino ricatto e sceglie gli amici, allora ci sono buone probabilità che da quel momento in poi avrà tutte le serate (e le giornate) libere…

10. Farlo ingelosire
Le donne sanno trasformarsi in vere e proprie specialiste nel far ingelosire il proprio uomo. I motivi possono essere diversi: si sentono poco considerate, hanno litigato, sono arrabbiate… oppure semplicemente godono nel vedere uscire il fumo dalle orecchie del partner. Quale che sia il motivo, flirtando con altri uomini, queste donne mostrano di essere poco mature e crudeli.

Qualcuna si riconosce in qualche punto o (speriamo di no) in tutti?
Be', se così fosse e questi atteggiamenti sono occasionali, possono anche essere modificati in positivo. L'importante è che non diventino la norma: potrebbe succedere che qualche uomo cominci a pensare di ribellarsi… Oppure, …uhm… no, non è possibile.


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sobarmar
Oltre l'apparenza....



MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Ven Dic 04, 2009 2:50 pm

Ogni persona è a sè, io personalmente non mi riconosco nell'elenco stilato


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dharma
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MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Ven Dic 04, 2009 3:46 pm

mamma mia keko ,,,,le donne hanno una visione delle cose che a volte non cioncide con quella maschile,,,ed occorre accettarlo,,,

ma spero che tu non abbia mia incontrato nessuna con quelle ,,,,peculiarità shoooock

per quanto mi riguarda nemmeno nei miei momenti peggiori,,, ...
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dody1971
Giovane penna
Giovane penna



MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Ven Dic 04, 2009 6:55 pm

A me son venute in mente un sacco di situazioni in cui al posto della Crudelia Demon descritta dalla tua lista, c'era un bel maschietto!
Per esempio, a proposito della N°7, sai quanti uomini che viaggiano soli si tolgono la fede dal dito? E che dire della n°3, quanti uomini usano le donne a scopo esclusivamente decorativo, per poi dimenticarla in un angolo quando trovano un amico con cui chiaccherare!... E non credo che si possano paragonare le violenze subite dalle donne a quelle che possono infliggere le donne! Io rimango convinta che le donne siano ancora il sesso debole.
Questa lista, secondo me può essere tranquillamente attribuita alle donne come agli uomini.
C'è solo una situazione in cui secondo me le donne possono essere biasimate di più rispetto agli uomini, ed è nella manipolazione che fanno dei figli contro il padre. A volte in caso di separazione, contrastando la possibilità che padre e figli continuino a frequentarsi serenamente. Ci sono anche padri a cui non gliene frega niente, è vero.
In entrambi i casi direi che sono persone abominevoli.

....e per il resto...W LE DONNE!
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lisa
Oltre l'apparenza....



MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Ven Dic 04, 2009 7:36 pm

Tristezza Keko!!!!


Apparte non riconoscermi in nulla tanto è vero che ho scelto di vivere la vita che vivo di conseguenza non credo di avere bisogno di mezzucci per ottenere ciò che desidero,Lavoro,sono indipendente economicamente,ho una mia casa,non amo gli orpelli quindi niente pestare i piedi per questa o quella maglietta o borsa,ma ciò che mi viene da constatare è :ma questo uomo non ha idee,pensieri pesonali,modi di imporsi a livello discorsivo???

Insomma che cosa è ???un manichino senza cellule cerebrali????

Non credo prorpio,anzi mi auguro vivamente di no!!!!

Essere differenti ok,ma nemmeno il ritratto così vacillante di uomo in carta pesta però!!!

Auguri a tutti gli uomini che oltre il cuore usano il cervello e non si lasciano manipolare come se fossero delle povere marionette vuote!!!!
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Ospite
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MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Ven Dic 04, 2009 9:47 pm

eh?? penso come ha scritto dody

Citazione:
Questa lista, secondo me può essere tranquillamente attribuita alle donne come agli uomini.


anche io non mi riconosco in nessuno dei casi citati e per fortuna anche in chi vive con me non vedo queste caratteristiche.....

squallido quadro, ma in questo mondo così pullulante di nefandezze,

non mi stupirei se più di una persona ci si riconoscesse.... ...
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lonely62
Oltre l'apparenza....



MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Ven Dic 04, 2009 9:55 pm

Neanch'io mi riconosco in questi meschini atteggiamenti!
E la penso come dody e sirio, di certe scorrettezze ne son capaci anche gli uomini vedi la 1,4,5,6,7...e anche 10!!!!
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Keko
Penna esperta
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MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Sab Dic 05, 2009 2:50 pm

Il fatto di postare un articolo estrapolato da una testata giornalistica nel web non significa condividerne le opinioni e tantomeno che l'azione sia rivolta a qualcuno in particolare.... Deve essere interpretata come analisi di una società in continuo cambiamento e pertanto utile per un confronto di discussione..... In un'altro forum ho postato un aforisma come esempio di un comportamento ambiguo e ben poco sociale....quasi mi segnano all'indice come se ne fossi l'autore........ Sono anch'io del parere che certi comportamenti non rispecchiano solo la figura della donna, ma sopratutto non tutto il mondo femminile, per fortuna!!!!
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dody1971
Giovane penna
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MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Sab Dic 05, 2009 3:44 pm

Hai ragione Keko, forse mi son inviperita un po' troppo, ma non ce l'avevo contro di te, anzi. Devo dire che i tuoi spunti sono sempre interessanti ed effettivamente suscitano dei dibattiti molto stimolanti.


ps. per farmi perdonare ti mando un fiorellino!
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Keko
Penna esperta
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MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Sab Dic 05, 2009 4:05 pm

dody1971 ha scritto:
Hai ragione Keko, forse mi son inviperita un po' troppo, ma non ce l'avevo contro di te, anzi. Devo dire che i tuoi spunti sono sempre interessanti ed effettivamente suscitano dei dibattiti molto stimolanti.


ps. per farmi perdonare ti mando un fiorellino!



Nessun problema dody, ci mancherebbe,...... la provocazione se fatta in maniera non offensiva nei riguardi delle persone è notevolmente stimolante nel confronto....!!!

Grazie del fiorellino....gentile!!!
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Beyazid_II_Ottomano
Primi passi
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MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Mar Apr 05, 2011 4:48 pm

dharma ha scritto:
mamma mia keko ,,,,le donne hanno una visione delle cose che a volte non cioncide con quella maschile,,,ed occorre accettarlo,,,

ma spero che tu non abbia mia incontrato nessuna con quelle ,,,,peculiarità shoooock

per quanto mi riguarda nemmeno nei miei momenti peggiori,,, ...

E quindi dobbiamo accettare la loro stronzaggine?
Anche le equazioni “advance insistenti=molestia”, “mano sul culo= violenza” e “rapporto in qualche modo forzato=trauma psicologico” sono vere perlopiù solo nel sentire femminile (tanto è vero che prima della deriva femminil-femminista le leggi sul tema, stupri veri a parte, non c'erano o erano diverse, perchè per l'uomo certi fatti sono assai meno traumatici appunto della stronzaggine). Eppure nel codice se ne tiene conto (perchè appunto uno stato deve sempre stabilire un compromesso fra la liberta' di comportamento dei soggetti e di espressione delle soggettività e il danno arrecato alle altre soggettività). Basterebbe questo a tacitare le tue opposizioni (che credi originali, intelligenti e argute). Ma vado con ordine.

In primis non l'arbitrio maschile, ma la natura stabilisce la corrispondenza tra i sensi e il rapporto sessuale, giacchè, quando  la primavera fiorisce e zefiro dispiega il suo soffio fecondo, il disio dei primi è ciò con cui i maschi vengono chiamati a ricercare il secondo, per riprodurre la vita specie per specie. Se dunque le femmine umane intendono, per motivi afferenti la loro particolara vanagloria, spezzare questa amorosa e naturale corrispondenza devono comunicarlo ogni volta preventivamente ed in maniera chiara.

In secundis, se anche tale corrispondenza fosse propria alla sola soggettività maschile, se anche il fatto di sentirsi sessualmente truffati, molestati, ingannati e irrisi, ovvero illusi e delusi, da una donna che susciti ad arte il disio solo per compiacersi della sua negazione fosse correlato ad una situazione psicologica specifica dell'uomo, avremmo comunque il diritto a vedere vietato da leggi e costumi quanto ci fa sentire irrisi nel disio, feriti nell'intimo, sofferenti nell'emotività e violanti nella psiche esattamente come leggi e costumi vietano quanto offende, ferisce o urta la soggettività femminile.
Per noi magari non costituirebbe una molestia sentirci toccati e non sarebbe un trauma così grave essere forzati ad un rapporto sessuale (secondo natura), ma poichè tali fatti possono far sentire una donna offesa, ferita o urtata nell'intimo (molestie sessuali) e addirittura  violata nella psiche (stupro) , le molestie sessuali e lo stupro vengono da noi considerati reati da punire proporzionalmente al danno procurato alla vittima, nell'interesse della tutela della donna. Allo stesso modo si dovrebbero tutelare gli uomini dalle molestie (visive, verbali, gestuali, emotive) delle stronzette e dalle violenze sessuali psicologiche (e a volte pure materiali, morali e giudiziarie) delle stronze.

Dire che la colpa del mio male è della mia eccessiva o sbagliata sensibilità, della mia incapacità ad accettare di essere sessualmente irriso e frustrato e a subire continuamente illusione e delusione, attrazione e repulsione, invito e disprezzo da chi mi ha invitato a disiare, è come dire che la colpa delle sofferenze di chi è vittima di violenza sia non del violentatore, ma dell'eccessiva e "sbagliata" sensibilità femminile incapace di sopportare rapporti forzati senza sentirsi traumatizzata.
Lo schema (aberrante) di ragionamento è lo stesso, cambia solo la gravità del trauma (se ci riferiamo a quanto ogni mondo civile ha da sempre riconosciuto e punito come stupro, altrimenti, se allarghiamo la definizione al concetto omnicomprensivo attuale di "violenza sessuale" troviamo anche fatti che lasciano sulle vittime femminili ben meno traumi psichici di quelli causati dalla reiterata stronzaggine femminile sui giovani maschi, vittime oggi sempre più incontestabilmente di danni variabili dalla cosiddetta "anoressia sessuale" al suicidio, dal precoce bisogno di prostitute ad un disagio psichico ora celato con l'ironia ed ora pronto ad esplodere in eccessi di aggressività: che per millenaria consuetudine "cavalleresca" o per moderno appiattimento sul femminismo, gli uomini tendano a negare spesso anche a loro stessi le proprie sofferenze, non toglie che essi in tali casi siano davvero vittime).

O vuoi forse dire che solo la sensibilità femminile possa farsi legge mentre quella maschile debba essere negletta dalle leggi e calpestata dai costumi?
Che quanto urta la particolare sensibilità femminile (atti, detti, sguardi o toccate) debba essere considerato offensivo, punito dalla legge e giustificante la vendetta più ampia, crudele, dolorosa e soggettiva da parte della donna e quanto invece ferisce (in maniera spesso assai più grave, come si può oggettivamente rilevare dal numero di suicidi cagionati da una donna o, senza arrivare agli estremi, dalla diffusione fra i maschi di problemi come l'anoressia sessuale o il precoce bisogno di prostitute) l'altrettanto particolare (e non già inesistente) sensibilità maschile (ad esempio il comportamento intriso di stronzaggine, divenuto regola nelle femmine moderne, anche quando non usano le mani, e spesso motivato da prepotenza, vanagloria, necessità di autostima o sadismo o comunque volontà di provocare sofferenza emotiva) sia trascurabile, non penalmente rilevante, appartenente alla normalità, alla tollerabilità o comunque al "diritto della donna" e non provocante in sé offesa o umiliazione (anche se è quanto l'uomo prova, di fronte a sé o agli altri, quanto sente come intima ferita nella sessualità e può provocargli traumi, blocchi psicologico e metterlo a disagio emotivo, momentaneo e poi esistenziale)?

In tertiis, basterebbe un argomento puramente logico a concludere la discussione. Chi suscita ad arte il disio dei sensi innanzi ALL'UOMO non può oggettivamente non essere considerata responsabile di inganno, ferimento e frustrazione qualora sappia fin da principio di non voler appagare ciò che NELL'UOMO (ovvero nello specifico della emotività maschile) ha suscitato, a prescindere dall'importanza e dal significato filosoficamente attribuiti ai sensi e al sesso.
L'unica eccezione potrebbe essere fatta per chi non sappia di suscitare un tale disio con un certo comportamento, ma questa incosapevolezza può essere considerata credibile per ben poche "innocenti" creature femminili...
Negli altri casi vi è il dolo. La donna sa che il suo comportamento suscita un disio che per il fatto stesso di non poter essere appagato (almeno non in quella situazione) genera nell'uomo un senso di frustrazione, irrisione, umiliazione e nullità. Vi è dunque il dolo: la donna sa che per me sensi=sesso e ne approfitta per ferirmi, umiliarmi, irridermi o tiranniegggiarmi (e anche se valesse l'eguazione "sensi=solo sensi" sarebbe comunque un ingannatrice, non concedendo di solito agli ammiratori di toccarla coi sensi).
Nella maggioranza dei casi non si può dunque considerare la stronza innocente con la spiegazione secondo cui per lei, in quanto donna, non varrebbe l'equazione maschile "sensi=sesso". Con lo stesso tuo ragionamento si potrebbe per assurdo dire: "lo stupratore non sa che per la donna rapporto forzato= trauma, quindi lo stupratore è innocente."

IN FINE
Alla luce di quanto ho cercato di esporre, non risulta esatta (o perlomeno completa) l'affermazione secondo cui la stronza si limiterebbe a "provare piacere" (nel sentirsi disiata). Avendo già distinto fra il naturale istinto femminile  d'esser universalmente belle e disiate ed il patologico bisogno d'autostima dell'attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità  e frustrare sessualmente,
posso a ragione sostenere che nel secondo caso la motivazione non è affatto semplicemente "provare piacere", ma, esattamente come nel caso degli stupratori psicologici (don giovanni), provare piacere nel sedurre una psiche per poi distruggerla, provare piacere negando quanto si è promesso, provare piacere sulla sofferenza, l'umiliazione e la frustrazione altrui.
La stronza prende godimento non dal semplice fatto di sentirsi bella e disiata (come le donne normali) ma dalla possibilità di sfruttare tale fatto per far sentire l'altro una nullità (uno fra i tanti, un banale scocciatore), per renderlo ridicolo innanzi a sè e agli altri (dopo averlo indotto a farsi avanti), per fargli provare (nel corpo come nella psiche) le pene infernali della negazione dopo la promessa del paradiso della concessione,
per infliggere continuamente alla controparte maschile tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità , irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale
per esercitare, a vario livello e in ogni occasione (dalla più occasionale e fugace in disco o per via alla più lunga e sentimentale in un rapporto), perfidie sessuali, tirannie erotiche o avvelenamenti sentimentali d'ogni sorta.
Ecco dove sta la perversione. Ecco perchè la stronzaggine non è liquidabile come "atto comune a chiunque voglia piacere agli altri o comunicare".

La liceità di un comportamento dovrebbe misurarsi non poi solo su quanto esso ci appaghi (fisicamente o psicologicamente), ma anche su quanto provochi nel corpo e nella psiche altrui.
Altrimenti che dialoghiamo a fare? A che pro cerchiamo di immaginare la situazione emotiva dell'altro?
Giustificare la stronzaggine con il "fa sentire bene le donne con loro stesse" equivale, come schema concettuale, a giustificare i bruti con il "li fa sentire forti e sani". Quindi il tuo è femminismo parimenti degenere quanto un certo maschilismo, in quanto allo stesso modo legittima atti unilaterali (peraltro agiti sfruttando situazioni di debolezza psicofisica nella sfera sessuale) che, se appagano una certa componente naturale in un sesso, feriscono la controparte.

Che diritto ha ella di generarmi frustrazione?

Perchè tale rimane il mio sentimento sia che secondo natura continui a guardare (giacché la situazione mi fa sentire un puro nulla innanzi a colei che tutto può poiché da tutti è disiata) sia che costringendomi contro natura guardi dall'altra parte (poiché comunque il disio è già stato suscitato e anche la semplice consapevolezza di esser vicini a quanto non si può raggiungere fa permanere lo stato di frustrazione)!

Che diritto ha la donna, per capriccio, vanità, autostima o diletto sadico, di sfruttare la situazione per infliggermi ferimento intimo suscitando ad arte il disio compiacendosi poi della sua negazione (e di come questa, resa da una scientifica e pianitifaca perfidia massimamente beffarda per il disio, umiliante per l'animo e dolorosa per il corpo e la psiche dei malcapitati, possa provocare le pene dell'inferno della privazione dopo le promesse del paradiso della concessione)?

Che diritto ha di provocarmi intenzionalmente sofferenza emotiva, irrisione al disio, frustrazione nel profondo, umiliazione pubblica o privata, inappagamento fisico e mentale,  disagio degenerante da sessuale ad esistenziale
(con conseguenze variabili dall'anoressia sessuale alla perdita di ogni altro interesse per la vita e di ogni residua speranza di felicità, fino al possibile suicidio, passando per l'incapacità futura di sorridere ancora alla vita e al sesso o di poter approcciare una donna senza sentirla come potenziale fonte di ferimenti, inganni, tirannie e perfidia d'ogni sorta)?

Che diritto ha la donna a trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità, aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, illudere e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo?

Che diritto ha di rendermi ridicolo davanti a me stesso o agli altri qualora tenti un qualsiasi approccio,

Che diritto ha di causarmi dolore fisico o psicologico nell'attirarmi e nel respingermi?
Che diritto ha di trattarmi come uno qualunque, un banale scocciatore, dopo avermi scelto fra tanti e illuso solo per farmi patire l'inferno dopo la speranza di paradiso?

Che diritto ha di  appellarmi molesto dopo avermi appositamente attratto e indotto implicitamente a farmi avanti in maniera da lei considerata magari maldestra?

Che diritto ha insomma di usare l'arma erotico sentimentale per infierire su chi psicologicamente si trova in svantaggio nei primi momenti di incontro (occasionale e breve come sentimentale e lungo) con l'altro sesso?

Che diritto ha a trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità, aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, illudere e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo?

Che diritto ha a diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi a suscitare ad arte disio per compiacersi della sua negazione e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione?

Che diritto ha ad attirare e respingere con l'intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità, irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale (con rischio per il giovane maschio di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), ad usare insomma sugli uomini l'arma della bellezza in maniera ancora più malvagia di quanto i bruti usino sulle donne quella fisica.

Una donne intellettualmente onesta dovrebbe riconoscere come il fare la stronza, ovvero l'approfittare di una situazione di debolezza (in questo caso psico-sessuale) della controparte per infierire su di essa, ingannarla, ferirla, umiliarla per qualsiasi motivo (dal capriccio, alla vanità, all'interesse economico-sentimentale, al gratuito sfoggio di preminenza al gusto sadico o alla vendetta arbitraria verso un intero genere) è un atto di prevaricazione non qualitativamente dissimile da quello compiuto dal bullo più grosso nei confronti dello studentello più piccolo, e
non trincerarsi dietro all'ovvio diritto (ed io non lo metto in discussione) a dire di no (specie se i no non sono dei "no grazie", ma dei "forse" pronunciato con il massimo dell'ambiguità e della perfidia sessuali).

Non metto dunque in dubbio il diritto a "dire di no" senza essere minacciate o violentate, ma non riconosco il "diritto" a definire a posteriori e secondo i priopri soggettivi, indomostrabili, impredicibili (a priori) e inconoscibili (dall'esterno) parametri il confine fra lecito e illecito (il quale deve essere secondo il diritto oggettivamente definito, dimostrabile e chiaro a tutti a priori: la mancanza di consenso deve essere tangibilmente provata), e soprattutto mi rifiuto di considerare penalmente rilevante qualunque atto, gesto, detto, toccata e persino sguardo (pur non avendo nulla di oggettivamente violento o molesto, ma la sola colpa di esprimere disio naturale per il corpo della donna e di non essere da questa a posteriori e soggettivamente gradito) produca (secondo la dichiarazione sempre a posteriori di quella stessa donna che magari prima o altrove lo ha implicitamente indotto o addirittura socialmente preteso) il minimo o presunto danno alla soggettività femminile nella sfera sessuale, mentre quanto ferisce in maniera assai più evidente (dalle conseguenze: dall'anoressia sessuale al suicidio, dall'incapacità a sorridere ancora alla vita e al sesso all'impossibilità di approcciarsi normalmente ad una donna senza vedervi una potenziale fonti di tirannie, inganni e perfidie) e profonda (l'abbiamo vissuto tutti) la nostra diversa (e non già inesistente) sensibilità nella stessa sfera è ancora considerato "normalità", "gioco" "invenzione maschile in realtà inesistente", o comunque qualcosa di "trascurabile", "divertente", "sopportabile" o addirittura "dovere di cavaliere da sopportare", "diritto della donna a infliggere" e "bello dell'essere donna".
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Beyazid_II_Ottomano
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MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Mar Apr 05, 2011 4:56 pm

dody1971 ha scritto:
A me son venute in mente un sacco di situazioni in cui al posto della Crudelia Demon descritta dalla tua lista, c'era un bel maschietto!
Per esempio, a proposito della N°7, sai quanti uomini che viaggiano soli si tolgono la fede dal dito? E che dire della n°3, quanti uomini usano le donne a scopo esclusivamente decorativo, per poi dimenticarla in un angolo quando trovano un amico con cui chiaccherare!... E non credo che si possano paragonare le violenze subite dalle donne a quelle che possono infliggere le donne! Io rimango convinta che le donne siano ancora il sesso debole.
Questa lista, secondo me può essere tranquillamente attribuita alle donne come agli uomini.
C'è solo una situazione in cui secondo me le donne possono essere biasimate di più rispetto agli uomini, ed è nella manipolazione che fanno dei figli contro il padre. A volte in caso di separazione, contrastando la possibilità che padre e figli continuino a frequentarsi serenamente. Ci sono anche padri a cui non gliene frega niente, è vero.
In entrambi i casi direi che sono persone abominevoli.

....e per il resto...W LE DONNE!


L'elenco non è reversibile verso gli uomini perchè le disparità di desideri sono sempre a vostro favore e, almeno all'inizio della conoscenza, lo sono anche quelle psicologiche (voi già universalmente mirate, amorosamente disiate e socialmente accettate per quello che siete (belle), noi costretti a "fare qualcosa" per apparire all'altezza, voi nella condizione di potervi già abbandonare alle onde se non della voluttà almeno del diletto, rilassare e divertire, noi angustiati dal disio e sottoposti alla tensione psicologica di un esame, voi nella situazione di poter scegliere se divertirsi con noi o su di noi, di poter valutare con calma l'eventuale presenza/eccellenza in noi delle doti di sentimento o intelletto volute, pregustarne la presenza in un caso o irriderne l'assenza nell'altro, noi costretti come un mendicante alla corte dei miracoli a guardare dal basso verso l'alto nell'attesa speranzosa di una sportule, o comunque a tollerare i rischi e le fatiche della conquista senza poter fare obiezioni).

Quanto al punto 7), non puoi considerarlo paragonabile nei due sessi.
L'uomo nasconde il proprio stato per vivere davvero (e non per finta) un rapporto amoroso con la donna. E lo fa per il natural disio di godere della bellezza nella vastità multiforme delle creature femminine.
L'intenzione di lui è quella di vivere in compagnia della donna (altrimenti restia) momenti d'ebbrezza dei sensi e delle idee, non quella di provocare inganni o ferimenti (i quali cercano appunto di essere evitati con scuse o nascondimenti)
La donna lo nasconde per illudere l'uomo su un rapporto che fin dall'inizio non ha alcuna intenzione di concedere.E lo fa per capriccio, vanità, interesse economico-sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza erotica (per non dire sadico diletto).
L'intenzione di lei è solo quella di “fare la stronza” (come ormai divenuto costume nei luoghi di divertimento come in quelli di lavoro, negli incontri brevi e occasionali per via o in discoteca come in quelli più lunghi e sentimentali), ovvero trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità , aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, ingannare e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi, con (s)vestimenti, movenze, sguardi espliciti e atteggiamenti impliciti, silenzi eloquenti e parole ambigue, a suscitare ad arte disio per compiacersi della sua negazione (e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione), attirare chi si vuole solo respingere, illudere chi si vuole solo deludere, fingere di apprezzare chi si vuole solo disprezzare, attrarre intenzionalmente, scegliere fra tanti e invitare all'approccio chi si vuole poi trattare come uno qualunque, un uomo senza qualità, un banale scocciatore, chi poi si vuole far sentire un puro nulla davanti a sè e agli altri, chi si vuole poi chiamare "molesto" quando, in maniera magari maldestra, comunque sincera, cerca di carpire i favori, attirare e respingere con l'intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità , irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale (con rischio, per il giovane maschio, di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), usare insomma sugli l'arma della bellezza in maniera per certi versi ancora più malvagia di quanto certi bruti usino sulle donne quella fisica.

Visto che ne fai una questione generale, e che per una volta in cui un'agenzia di stampa pubblica qualcosa di non conforme alla sopravvalutazione estetico-filosofica della figura femminile e, se non del tutto vero, almeno non nauseantemente a favore dell'idolatria della donna bella-buona-brava-vittima degli uomini-ma dalla femminilità invincibile, rispondo divinamente in tre capitoli e me ne vado. Non accetto il dialogo con chi disconosce tutte le verità constatabili nella natura e nella quotidianità e usa la propaganda femminil-femminista per

I. Gli errori di TGCom
TGcom comunque sbaglia. E invece è possibilissimo ribellarsi. Io ho finito di prendere mazzate. Mi accompagno solo a sacerdotesse di Venere Prostituta.

Il mio ultimo consiglio a tutti gli uomni è lasciar perdere le italiane e andare a puttane (che fa pure rima). E dire questo alle donne.

Se la libertà individuale esiste per davvero allora esiste per tutti il diritto a comportarsi nel modo ritenuto più opportuno per sè (e quindi ad essere opportunisti). Per te che sei una donna, sei monogama per natura e godi sempre per natura del privilegio di essere circondata di schiere di ammiratori appena assomigli anche solo lontanamente a qualcosa in grado di suscitare un sia pur minimo palpito di desiderio, sarà opportuno far coincidere bisogni sessuali e sentimentali e farsi corteggiare.
Per me che sono un uomo, che sono poligamo nel disio e sono per natura e cultura costretto a ad affrontare le disparità di numeri e desideri volute dalla natura nell'amore sessuale e favorevoli grandemente alle donne (dando in ci la possibilità ad eventuali ... di ferirmi in quanto di più profondo, vero e ingenuo esista, irridermi nel disio, privicarmi tensione psicologica, frustrazione e sofferenza emotiva, farmi sentire nulla davanti a me o agli altri, causarmi frustraizone degenerante in ossessione e disagio da sessuale ad esistenziale) , è invece opportuno separare l'appagamento dei desideri sessuali da quello dei bisogni sentimentali ed evitare di passare per le forche caudine del corteggiamento.

Quanto ai motivi:
1) Mi rifiuto nella maniera più categorica di recitare da seduttore per compiacere la vanagloria della donna o da giullare per farla divertire nei momenti di sconforto (magari lasciandomi irridere nel disio). Il corteggiamento è troppo simile alla "supplica". Meglio il dichiarato commercio per soddisfare lo stesso bisogno.Perché dovrei accettare una situazione di disparità di numeri e desideri del genere 1:1000? Darei la possibilità alle varie mediocri di ferirmi psicologicamente, di trattarmi con sufficienza o con aperto disprezzo ad ogni tentativo di approccio con loro, di suscitare ad arte il desiderio per compiacersi della sua negazione, atteggiarsi come chi ha tanti ammiratori e pu fare a meno di tutti, e far così sentire colui, il quale dal trasporto verso la bellezza sarebbe portato ad affinare la propria anima e il proprio intelletto, uno dei tanti, un uomo senza qualità, un banale "scocciatore", di rendermi ridicolo agli occhi nostri o degli amici o dei presenti, di sbeffeggiarmi, svilirmi, offendermi nel desiderio e di farsi gioco del mio purissimo ed ingenguo trasporto verso la bellezza, di attirarmi e respingermi con il solo scopo di umiliarmi, di compiacere la loro vanagloria e di irridermi intimamente o pubblicamente.
Tutto per colpa di quella che Turandot chiamerebbe "la speranza che delude sempre".
Sarei molto stupido se accettassi di competere in queste condizioni. Sarei davvero un animale.
Sono rafforzato in questa considerazione teoretica dal vedere, praticamente, come anche le pulcelle con la più vaga somiglianza con le belle donne di cui sopra godano in realtà di una posizione di assoluto privilegio nella sfera erotico-sentimentale, e possano vantare stuoli di ammiratori e di cavalieri, i quali, compagni di classe, coetanei, conoscenti, finiscono per tollerare in ogni dove l'intollerabile.
A me fa soffrire questa situazione, mi fa sentire sempre guardato con sospetto o addirittura sufficienza e, dato che già mi trovo a disagio in tutte le situazioni nelle quali una donna pu mostrare la propria avvenenza mentre io non posso rendere evidenti le doti d'intelletto, la cultura e l'eloquenza che sole mi renderebbero degno di star di pari alla sua bellezza o eventuali virtù che potrebbero farmi gradito agli occhi di chi miro, non posso né voglio avere approcci nel mondo di oggi con donne non-escort.
Si tratta infatti di una situazione chiaramente impari, in quanto lei è apprezzata immediatamente e a priori per quello che è (bella) mentre io sono obbligato a "fare qualcosa" (in forme moderne o convenzionali non ha importanza) nella speranza di conquista. Questo fa sì che non mi senta proprio a mio agio per disvelare la parte più gradevole di me ed anzi mi senta costretto proprio dove vorrei invece un abbandono alle onde della voluttà.
Poiché anche la chiara disparità di numeri e di desiderio non gioca a mio favore, e attorno alle ragazze non dico belle, ma lontanamente assomiglianti a qualcosa in grado di suscitare un palpito di desiderio, circola la corte dei miracoli, ed io ho ben studiato il calcolo delle probabilità, nemmeno prendo in considerazione l'ipotesi.
Non voglio fare come coloro i quali, pur di avere una speranza, sopportano i comportamenti psicologicamente molesti di quelle che si sforzano con ogni mezzo di suscitare ad arte il desiderio negli uomini per poi compiacersi della sua negazione ed infoltire così le schiere di ammiratori, ed alla fine guardano tutti dall'alto al basso, arrivando addirittura a deridere gli approcci, o ad appellare molestatori quegli aspiranti corteggiatori che ingenuamente o maldestramente cercano di conquistarne i favori.
Io disprezzo profondamente coloro le quali sfruttano la situazione per attirare ad arte ammiratori e poi respingerli, con l'unico scopo del proprio diletto e del rendere loro ridicoli agli occhi degli amici e dei presenti, dell'offendere il loro desiderio di natura, del farsi gioco del loro purissimo ed ingenguo trasporto verso la bellezza. Ho dunque, verso queste donne non escort (che dovrei chiamare oneste ma non lo meritano) un comportamento di indifferenza cordialmente ricambiata. Per togliere loro ogni occasione di compiacere la vanagloria con me e di irridermi intimamente, di farsi gioco di me e del mio disio, di sbeffeggiarmi, di tiranneggiarmi col desiderio indotto, di umiliarmi in privato o in pubblico, di ingannarmi apertamente o implicitamente, o anche solo di ferirmi emotivamente o di indurmi tensione psicologica ad arte, mi dissocio da coloro i quali si dilettan nell'atto di corteggiar pulzelle.


2) Anche se non vedessi il corteggiamento quale retaggio di servilismo medievale, la ragione mi vieterebbe di pagare con probabilità uno (in tempo, fatiche, corteggiamenti, e talvolta sempre in denaro, sotto forma di doni e omaggi o comunque in sincerità o addirittura in dignità, quando si dovrebbe recitare da cavalier servente disposto a dire e fare tutto per avere in cambio la sola speranza) per ricevere come funzione di variabile aleatoria.
Semplicemente con le femmine bisogna sempre pagare, in un modo o nell'altro (materialmente, in regali simbolici, doni costosi, vantaggi economici d'ogni sorta, o idealmente, in complimenti, atti, doni e parile per accrescere la di lei autostima, fatiche da corteggiamento, recite umilianti, comportamenti da giullare, tensioni psicologiche e sacrifici mentali e fisici a lei dedicati, "tornei", implorazioni, idolatrie e quant'altro possa compiacere una vanagloria prepotente e tirannica). Le ... sono coloro che si accontentano del semplice pagamento in moneta, Andare a troie risulta per questo assolutamente naturale (o, se si preferisce, umano e necessrio adattamento alle disparità naturali)
In primis poiché esiste nell'amore sessuale una disparità di numeri e desideri, voluta dalla natura ai suoi fini, favorevole grandemente alle donne, che le queste sfruttano senza remora alcuna fino alle estreme conseguenze, sia per personale interesse, sia per pura vanagloria e che, in un mondo civile, non pu essere superata, se non con il denaro (cioé con il pagamento da parte dell'uomo).
In secundis poiché il rapporto "gratuito" non esiste in natura, e quindi non esiste neppure nell'amore sessuale che è innanzitutto natura. Il sesso cosiddetto "libero" non è altro che un'utopia sessantottina, come il comunismo, ed è anche un'utopia molto stupida.
Mai come nella sessualità siamo condizionati da fattori "terreni", e quando non lo siamo dal genio della specie lo siamo dall'interesse materiale.
In ogni tempo ed in ogni luogo le femmine desiderabili sono in numero di gran lunga inferiore agli uomini che le desiderano ed hanno bisogno (sempre per natura) di godere della loro beltade. L'uomo deve poter risolvere ci, in un mondo civile, con il denaro (così come con il denaro risolve il problema della fame: non rischia di deperire andando in cerca di cibo, ma semplicemente entra in un ristorante).
Se non paga un uomo non potrà realisticamente soddisfare (se non in minima parte e in casi rarissimi e totalmente fortuiti) il proprio naturale desiderio di bellezza e di piacere e non potrà mai vivere realmente il proprio sogno estetico completo.
Chi non paga subito ed in moneta le meretrici dovrà pagare con probabilità uno (non solo sempre in denaro, ma anche in doni, fatiche da corteggiameno, sincerità, recite, o dignità, quando dovrebbe fare da cavalier servente) per ricevere solo come funzione di variabile aleatoria e a capriccio della donna, dovrà tollerare i rischi, i sacrifici, i costi (materiali e morali), i disagi (da sessuali ad esistenziali), i ferimenti (reali o psicologici), le umiliazioni (pubbliche o private), gli inappagamenti (carnali e mentali) e le relative sofferenze (fisiche ed emotive) che la dama avrà la compiacenza di infliggergli per motivi di autostima, stronzaggine, brama di sfoggiare una preminenza erotico sentimentale o puro divertimento e vanagloriosa prepotenza oppure, nel migliore dei casi, sarà costretto a recitare da seduttore per compiacere la vanagloria della donna o da giullare per farla divertire (magari lasciandosi irridere nel desiderio) e darle letteralmente tutto (in omaggi, pensieri, parole e opere) per avere in cambio la sola speranza (minima),
In caso contrario si troverà a confidare alle stelle i propri tristi e cari moti del cor, a sospirare di notte e a mirare nella luna l'immagine della donna disiata e, leopardianamente a fare all'amore col telescopio.
Oppure dovrà accontentarsi di una donna di bellezza mediocre ma di comportamento comunque altezzoso la quale pretenderà le stesse fatiche e gli stessi privilegi (materiali e morali) del corteggiamento come fosse miss mondo.
Se non vi fosse il denaro si darebbe qualcos'altro di parimenti utile o desiderato.
E' naturale il "dare il compenso" per ottenere l'accoppiamento. Esso pu consistere semplicemente nel "cibo" o nel riparo o nell'aiuto all'accudimento della prole, oppure nel "dono" (non solo materiale, ma anche canoro, come negli uccelli, o visivo come nei pavoni), nell'offerta di qualità utili alla specie o alla prole, nel combattimento con altri maschi della stessa specie, nell'eccellenza in quelle doti volute dalla natura per l'evoluzione e la selezione della specie (e perci desiderate dalla femmina proprio perché preposta dalla natura a questo scopo) o semplicemente in qualcosa d'utile o gradito alla femmina o da lei bramato: trasposte nel mondo umano tale doti (e tali doni) si
razionalizzano, si specificano a seconda dei bisogni intellettivi e sensitivi, dei gusti e delle sensibilità delle singole donne, e, nella società individualista-capitalista, divengono spesso sinonimo di ricchezza materiale (a volte invece di cultura, intelletto, poesia o prestigio sociale) . Non è escluso che in un mondo più nobile e più elevato i modi di eccellere del maschio e i doni ch'egli darà alla femmina si indentificheranno magari con doti ed espressioni del puro spirito, ma non cambierà mai il fatto che gli uomini desiderino la femmina per la sua bellezza corporale, al primo mirar le sue grazie, le sue forme, le sue membra e le sue chiome, e le donne desiderino i maschi per l'eccellenza, abbiano l'istinto di farsi massimamente belle e desiderabili (anche inconsciamente, per attirare quanti più pretendenti possibili fra cui selezionare l'eccellente, simmetricamente a come gli uomini siano attratti al primo sguardo dalla bellezza e bramino goderne in quante più donne possibili) sfruttino il desiderio per selezionare e/o ottenere.


3) Anche se per caso superassi le mie remore verso le disparità del corteggiamento, non potrei comunque, nella condizione di non aurea mediocritas in cui mi trovo almeno per ora (e assiema alla totalità degli uomini normali) nutrire alcuna realistica speranza anche solo di incontrare (non dico conquistare) quelle donne in grado di interpretare il sogno estetico dell'anima contemporanea e della cui inarrivabile bellezza sento assoluto e ineludibile bisogno.
Non è questione di mancanza di autostima o di non piacersi allo specchio, è questione di ragionamento.
Senza voler pretendere di racchiudere in queste parole l'intero multiforme universo femminino, e circoscrivendo il discorso alle interpreti di quel sogno estetico dell'anima moderna quale viene ricercato e bramato dalla massima parte degli uomini (nei forum di escort e in altri siti), dir quanto segue. Le belle donne (almeno quelle che piacciono a me, poiché la loro beltà è tanto alta e nova
da poter essere, in condizioni ordinarie, soltanto vagheggiate di giorno, nel sogno ad occhi aperti di chi le mira gir per via, o castamente disiate di notte, come l'imminente luna e le stelle palpitanti, dall'anima sospesa di chi, nel silenzio e nello stupore, eleva a loro lo sguardo sospirando), non cercano invero un uomo la cui primaria qualità sia la bellezza fisica o la giovinezza. Dato che nella vita "normale" fanno magari le modelle, non sentono necessità di accompagnarsi ad un uomo che sia come loro "fisicità", giacché non vogliono sentirsi competere con lui in questo. Più facilmente cercano un uomo che, come esse eccellono nella bellezza, eccella in altri campi quali la capacità di dimostrare il proprio valore, di affermarsi, la capacità di far sentire alla fanciulla di vivere in una favola, l'abilità di perdere la donna negli imperi
occulti del sogno, la brama di erudizione e di squisitezze intellettuali, la sete di cultura, la tensione all'eccellenza nel fare come nel dire ed altre infinite virtù che si esprimono soltanto con
l'uso della parola, con la modulazione della voce, con il tempo dato al corteggiamento e che in un giovane ed inesperto non possono per forza di cose svilupparsi in quella prima età nella quale sulle donne fiorisce la bellezza. Non ultima, nel mondo odierno, deve essere la capacità di eccellere in campo economico (o comunque di raggiungere una posizione di prestigio o preminenza nella società). Certo, si dirà, non vi sono solo il denaro e la posizione sociale da apprezzare in un uomo: vi sono anche la delicatezza d'animo, la sincerità di sentimento, la nobiltà dell'agire, la bravura nel creare sogni e illusioni, nel far vivere all'amata "la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude", e non ultime la cultura e l'eloquenza, tutte virtù che si esplicano primieramente attraverso la capacità e l'ordine del dire, senza le qual cose la ragione stessa sarebbe vana e grazie alle quali anche chi nel mondo non è nessuno potrebbe essere importante per la sua donna. Questa è un'obiezione che pu valere per tante donne normali, ma chi davvero è così bella, disiata e quasi idolatrata da potersi permettere di scegliere sempre il meglio, a costo di restare sentimentalmente sola tutto il tempo necessario (tanto per appagare l'autostima, la vanità ed altri capricci più o meno sessuati pu avere qualsiasi rapporto con qualsiasi uomo prendendosi sempre materialmente o moralmente tutto quanto le serve) ha la ragionevole prospettiva di trovare un uomo avente sia le rare, particolari e delicate qualità d'animo per lei importanti, sia l'eccellenza economica e il prestigio sociale.
Solo da questa considerazione di fondo possono iniziare i discorsi seri, che prescindono pure da ogni considerazione sulla fortuna, sulla timidezza, sulla sicurezza in sè e sull'atteggiamento verso l'atto del corteggiare.
Che esista o si voglia il corteggiamento o meno è un fatto puramente formale e dipendente dai gusti e dalle sensibilità individuali: la sostanza è lo "scambio" di doti sensitive o intellettive, utili o gradite a ciascuno, o di cui ognuni ha bisogno o brama, e che l'altro possiede ed è disposto a concedere per ottenere a sua volta. Tale meccanismo, spesso inconsapevole, è più profondo e antecedente del concetto stesso di commercio e di ragione. La prostituzione, sia quella esplicita, sia quella implicita (ossia un'unione amorosa propiziata dal desiderio di agiatezza di vita, fra "cani, cavalli e belli arredi", oppure di promozione o prestigio sociali, quando non chiaramente fama e/o ricchezza) è soltanto un aspetto di tutto ci, la punta dell'iceberg. Le fondamenta sono in natura.
La prostituzione è soltanto un aspetto. Non si dimentichi inoltre che le più belle e desiderate, quelle davanti alla cui parvenza "parlare null'omo pote ma ciascun sospira", proprio perché potrebbero avere qualsiasi storia con qualsiasi uomo, provano solo sovrano disprezzo per chi pensa di poter ottenere un'avventura con loro, e concedono le loro grazie solo a chi riesce, con arte sopraffina e inimitabile di parola e di gesta (sostenuta da non comuni doti di bellezza, intelletto, ricchezza o virilità, a seconda di quel che ogni donna considera più importante) a farle infatuare di sé, oppure per denaro o comunque interesse.
Al di là delle speranze vane degli illusi e della propaganda politicamente e sentimentalmente corretta secondo la quale "i soldi non contanno" e tutti possono trovare l'anima gemella (quasi la natura stessa con le sue qualità non esistesse), la mia unica speranza ragionevole è quella di ricercare quelle donne dalla bellezza tanto "alta e nova" da poter essere, in condizioni ordinarie, soltanto vagheggiate di giorno, nel sogno ad occhi aperti di chi le mira gir per via, o castamente disiate di notte, come l'imminente luna e le stelle palpitanti, dall'anima sospesa di chi, nel silenzio e nello stupore, eleva a loro lo sguardo sospirando, le quali nella vita "ufficiale" fanno magari le modelle, e per avere un'esistenza molto agiata sono disposte ad arrotondare concedendosi per una notte a clienti, invaghiti dalle loro fattezze e dalla loro classe, disposti a pagarle cifre ben superiori allo stipendio medio di un uomo normale come me.

4) Non è affatto vero che chi va a prostitute si concentri sul desiderio fisico eliminando il desiderio sentimentale Semplicemente vuole recitato anch'esso in maniera consapevole e non ingannatoria. Ci è dimostrato dalla constatazione che le ... più pagate e desiderate sono quelle in grado non solo di appagare i sensi con la propria bellezza, ma anche di accompagnare il trasporto naturale verso di essa con i dolci baci, le languide carezze, le squisitezze d'intelletto e le estasi dei sensi ma soprattutto delle idee che distinguono le amanti più passionali e di carezzare la mente con le immagini e i suoni delle poesie, con la delicatezza del disio di un poeta che nelle sere estive riveda l'immagine amata nella nebbia lattea intorno alla luce lunare, con la pura ingenuità del fanciullo che dialoghi con le stelle confidandovi i teneri sensi, i tristi e cari moti del cor, la ricordanza acerba.
Infatti gli uomini più deboli si innamorano sistematicamente delle accompagnatrici più abili nell'arte di far sognare il cliente.
Quanto alla difficoltà dei rapporti con le donne, essa per me si restringe al solo corteggiamento. E devo dire che, da quando vado serenamente a ... ho potuto conoscere le donne da punti di vista altrimenti ignoti (vedendovi anche le debolezze e le umanità nascoste sempre dalla umilainte bellezza e dell'irraggiungibile fascino). La mia tranquillità sul lato sessuale mi permette di vedere nelle femmine meritavoli amiche, confidenti e persone dotate di sentimento, al contrario di prima quando ero costretto (dalla legge di grandi numeri e dalla pretesa femminile del corteggiamento) a vedervi subitanemante ed ogni volta la coppa da conquistare, la bellezza intangibile priva d'anima, o l'irraggiungibile dama posta sul piedistallo da cui si permette di tutto.
Separare l'appagamento dei bisogni puramente sessuali da quelli delicatamente sentimentali è per me il modo migliore per evitare di vivere infelici, inappagati, irrisi e umiliati negli uni e feriti, ingannati e sviliti negli altri.
Ognuno è libero di avere la propria visione e non capisco perchè la mia, per il solo fatto di essere diversa da quella ufficiale femmina debba essere considerata meno degna.
Ognuno giudica in base alle proprie esperienze e alla propria sensibilità: entrambe sono diverse in noi. Io non ti giudico, sei tu che giudichi me. In te dunque è la difficoltà di intendere il diverso.
La psicologia è prigioniera delle menzogne dell'egalitarismo e del femminismo, che pretendono per l'uomo "normale" la vita monogama e la coincidenza fra appagamento sessuale e sentimentale solo perchè ci è norma nella donna.
La natura dell'uomo è diversa: io, come uomo, ho bisogno di sentirmi libero di ricercare la bellezza dei sensi nella varietà multiforme delle creature femminine. Non posso sentirmi felice e appagato (fisicamente, ma soprattutto mentalmente) nella monogamia.
Nessuna cultura cambierà mai questo dato. L'amore infatti è un istinto prima che un sentimento o addirittura un'espressione sociale e in esso siamo mossi più dal genio della specie che non dal libero arbitrio o dalla "cultura". Poiché l'uomo, se avesse a disposizione cento donne, potrebbe generare in un anno cento figli al pari del re priamo, mentre la donna, anche se avesse cento uomini potrebbe partorirne uno solo nello stesso tempo, la natura, la quale ha a cuore l'accrescimento e la selezione della specie, non già la felicità degli individui, fa sì che il primo desideri godere delle bellezze corporali del maggior numero di donne possibili e cerchi dunque sempre anche 100 donne contemporaneamente subitaneamente attratto al primo sguardo dalle loro forme e dalle loro chiome, mentre la seconda voglia prima di tutto esser sommamente bella e disiabile per poi attorniarsi sì magari anche di 100 uomini, ma non per copulare con tutti, bensì per selezionare, fra coloro attirati dalle sue grazie, colui che mostra di eccellere nelle doti volute da lei e non necessariamente estetiche (non solo bellezza, ma anche cultura, sensibilità, potere, forza, intelligenza, cuore, o quant'altro ogni singola donna soggettivamente ritiene importante) e d'essere il miglior padre per la futura prole. Tutto ci continua a muovere i desideri indipendentemente da quanto pensano, studiano e progettano gli individui nelle loro singole vite, e quindi rimane vero anche quando magari né l'uomo, né la donna desidererebbero consciamente avere figli o amanti o inseguire donne o attirare uomini. L'uomo desidera un seno anche quando non pensa all'allattamento del fanciullo e la donna desidera il migliore fra gli uomini anche quando non pensa di farsi mantenere o di procreare. E' la natura a far desiderare agli uomini e alle donne quanto è utile alla propagazione, all'accrescimento e alla selezione della specie e a rendere desiderabile la persone del sesso opposto che "corrisponde individualmente" e possiede le doti più utili alla specie.
Chi non capisce questo o lo nega per portare avanti tesi "sociali" lo fa o per imbecillità, o per l'illusione di credere l'amore qualcosa di puro e di divino, o per poter continuare a costringere a proprio comodo e capriccio gli uomini a vivere contro natura e a farli sentire in colpa quando non vi riescono.
Le spiegazioni sociologiche che amano dare psicosessuologhe femmiinste sono patetiche. Sono incredibili perchè inventano teorie indimostrabili (come la psicoanalisi) per tentare a posteriori di convincere la lineare spiegazione matematica e biologica essere una giustificazione costruita dall'uomo, ma non spiegano da dove primieramente derivi la motivazione profonda che spinge gli uomini a comportarsi (spesso chiaramente contro la loro ragione e il loro interesse) in maniera tale da doversi poi giustificare. Sono spiegazioni che (al pari delle donne che gridano "maiali" o degli uomini che gridano "troie") insultano prima che spiegare. Queste stupidaggini sono credibili solo se si cede alla demagogia antimaschile consistente nel definire sistematicamente l'uomo come malvagio in sè e in quanto tale spinto sempre da volontà di opprimere e far male.
E' solo segno di stupidità attribuire valenza morale a quanto, essendo natura, è di là dal bene e dal male. Non è neppure eticamente corretto definire arbitrariamente "buono" e "pulito" quanto consegue dall'istinto femmineo (conforme alla necessità della selezione della vita) d'esser belle e disiate per attrarre tutti e selezionare chi eccelle nelle doti volute e "cattivo" e "impuro" quanto parimenti segue dal corrispondente istinto maschile (conforme alla necessità della propagazione della vita) di disiare al primo sguardo e godere della bellezza nella vastità delle forme viventi.
Ognuno ha diritto a vivere secondo la propria natura.
E poichè la mia è poligama, fino a che non sarà ripristinata la poligamia in via ufficiale, pagare le ... sarà il solo modo per non vivere infelice e inappagato nella sfera sessuale.

Per tua norma, non per deluderti, non esistono uomini effettivamente monogami che siano anche soddisfatti. Possono esistere solo o gli uomini ufficialmente fidanzati o sposati che non ritengono tradimento l'accompagnarsi occasionalmente a prostitute e sono bravi nel nasconderlo
e gli uomini che si sottomettono ai giudizi di valore femminei e accettano di essere "sessualmente fedeli" (con ci tradendo se stessi) ottenendo come risultato lo sbavare dietro qualsiasi casuale apparenza di femmina in grado di suscitare un sia pur minimo palpito di desiderio.

5) Il sogno di trovare in una donna in carne ed ossa (in una donna moderna!) l'anima gemella in grado di appagare ogni desiderio di bellezza ed ogni bisogno di sentimento è qualcosa cui credevo quando avevo 14 anni e prendevo sul serio tutta la letteratura dell'ottocento. Il contatto con quello che sono (e che, probabilmente, a giudicare da come hanno trattato un'animo nobile quale Leopardi, sono sempre state) le italiane mi ha fatto cambiare idea, perchè errare è umano ma perserverare è diabolico ed io non sono come i miei coetanei che diabolicamente perseverano nell'illudersi ogni volta sperando e nel lasicare mano libera a chi pu infliggere tensioni emotive, ferite sentimentali, tirannie erotiche, irrisioni sessuali, sofferenze d'ogni sorta, inappagamenti, dolori fisici e mentali, annichilimenti psicologici e sbranamenti economico-sentimentali.
Io appago il bisogno d'amore sessuale grazie alla recita delle sacerdotesse di venere che interpretano il mio sogno estetico, mentre lascio l'amore sentimentale alle uniche donne veramente degne di esso, ovvero all'eterno femminino generato dal puro desiderio, dalla forza profonda e dallo slancio ideale di quegli uomini che sono dei poichè hanno reso immortali le loro amate.
Non credo affatto le donne reali, ben diverse (almeno sentimentalmente) da come l'ingenuo desiderio degli uomini le ha sempre dipinte, musicate, descritte e venerate, si meritino il mio vero sentimento. Lascio che continuino a sbandierare ai quattro venti il loro sentimentalismo e a usarlo per ogni occasione mondana e di regalo.
Come avviene dunque in me l'appagamento completo del bisogno sentimentale?
Semplicemente pagando le escort perchè, oltre ovviamente a lasciarmi amare attraverso di loro il corpo di Venere Citerea (senza il quale ogni sentimento amoroso è falso), recitino la componente "esterna" del rapporto sentimentale più delicato e al contempo conservando pura e intatta la componente interna per le eteree creazioni dell'arte (e non sprecandola nel mercato sentimentale di quest'era femminea e materno-materialista).
Altri uomini sospirano d'amore e palpitano di disio davanti a donne reali. Io sospiro e palpito solo a teatro, in tutti i sensi.
Chi ha compreso come quanto il volgo chiama amore sia soltanto la trappola preparata dalla natura all'uomo per propagarne la specie fa in modo che la finzione consapevole dell'escorting e la poesia dell'arte sostituiscano l'inganno estremo della natura e delle donne.
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Beyazid_II_Ottomano
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MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Mar Apr 05, 2011 4:57 pm

II. Sul sedicente “sesso debole”

Quanto alla questione della presunta debolezza, ognuno di noi ha la sua, ma la propaganda femminista, anche mentre proclama superiorità intellettivo-estetico-morali per la donna, trova ancora utile usare il vittimismo come arma di ricatto, tirannia e rapina nei confronti del sesso maschile.

Instillando sensi di colpa basati sulla distorsione anacronistica del passato (nonchè sul ribaltamento delle evidenze presenti) richiede compensazioni e risarcimenti (oltre che iperprotezioni e privilegi contrari ad ogni principio di presunzione di innocenza, di oggettività del diritto, di proporzionalità della pena e pure di uguagliazna innanzi alla legge) per giustificare ogni ingiustizia presente e preparare ogni tirannia futura. Divido la questione in due sottocapitoli per chiarezza.

a) questione “violenze subite”

Certo che non sono paragonabili le violenze subite dalle donne e dagli uomini. Le prime avvengono una volta su mille (quante violenze accertate vi sono in Italia? Migliaia in un anno. Quante donne esistono? Decine di milioni. Quante fanno le stronze in ogni occasione di contatto, dalla più fugace e casuale per strada o in disco, alla più lunga e sentimentale nei matrimoni e nelle unioni? Una su due a dire tanto), le seconde almeno una volta su due (basta vedere quanto succede per strada o in disco e nei tribunali per le cause di divorzio). Le prime colpiscono più profondamente nella psiche e/o rovinano la vita sotto ogni profilo materiale e morale, economico e sentimentale, le seconde, come diceva Claudia Cardinale, possono divenire solo “un brutto ricordo in più” dopo una doccia calda. Le violenze femminili contro gli uomini sono più gravi sia sotto il profilo quantitativo sia sotto quello qualitativo.

a1)“i casi di minore gravità”
Iniziamo ad analizzare le violenze meno gravi ma più frequenti. Non sto affatto sostenendo che chi palpaggia faccia bene o abbia diritto a farlo. Dico solo che fa qualcosa di comunque meno sbagliato di quanto alle donne occidentali pare "diritto". E dico questo perchè il "fare le stronze", come ben specificato nel mio blog, fa sentire sessualmente toccati molto più nel profondo e produce danni alla psiche più gravi e duraturi (di una mano sul culo).
Se toccare un culo(o un seno) costa anni di carcere e esclamare un complimento qualche mese, ed ora fare qualche telefonata di invito o complimento fino a 5-6 anni di carcere e decine di migliaia di euro di ammenda, allora il fare le "stronze" (come ormai divenuto costume nei luoghi di divertimento come in quelli di lavoro, negli incontri brevi e occasionali per via o in discoteca come in quelli più lunghi e sentimentali), ovvero trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità , aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, ingannare e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi, con (s)vestimenti, movenze, sguardi espliciti e atteggiamenti impliciti, silenzi eloquenti e parole ambigue, a suscitare ad arte disio per compiacersi della sua negazione (e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione), attirare chi si vuole solo respingere, illudere chi si vuole solo deludere, fingere di apprezzare chi si vuole solo disprezzare, attrarre intenzionalmente, scegliere fra tanti e invitare all'approccio chi si vuole poi trattare come uno qualunque, un uomo senza qualità, un banale scocciatore, chi poi si vuole far sentire un puro nulla davanti a sè e agli altri, chi si vuole poi chiamare "molesto" quando, in maniera magari maldestra, comunque sincera, cerca di carpire i favori, attirare e respingere con l'intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità , irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale (con rischio, per il giovane maschio, di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), usare insomma sugli l'arma della bellezza in maniera per certi versi ancora più malvagia di quanto certi bruti usino sulle donne quella fisica) dovrebbe essere punito con decenni di reclusione e centiniaia di migliaia di euro di multa, perchè il danno alla psiche è notevolmente maggiore (e va dalla cosiddetta "anoressia sessuale" al suicidio, da una quasi patologica timidezza al farsi avanti con le ragazze alla completa impossibilità futura a sorridere e volere in tema di corteggiamente in particolare e di "amore" in generale, e quindi anche di "vita" in senso pieno, dal precoce bisogno di prostitute ad un disagio psichico ora celato con l'ironia ed ora pronto ad esplodere in eccessi di aggressività).
Il fatto che gli uomini, per obbligo culturale a mostrarsi forti e cavalieri e per plagio psicologico femminista (che li dipinge come carnefici anche quando sono vittime) in genere non lo ammettano non significa non esista.

a2) I casi di maggiore gravità
Passando alle violenze meno frequenti e più gravi, ci sarebbe tanto da dire sul fatto che violentare il corpo sia davvero più grave di quanto certe stronze corteggiate (come rilevato da me, che ho visto suicidarsi un amico) o certe ex mogli (come rilevato pure da te) fanno con la psiche dell'uomo (nelle condizioni per lui svantaggiose, rispettivamente per causa di disparità della natura e della legge, del corteggiamento e del divorzio). E sul fatto che il secondo caso, sebbene assai più frequente, sia rarissiammente riconosciuto o addirittura punito.

Vi chiedete perchè trovate donne che maltrattano bambini ma non donne che stuprano uomini nei bagni? Perchè gli stupri e le violenze fisiche sono quasi tutti agiti da uomini? Chiedetevi prima: quante tipologie esistono di stupro? Capirete che ne esistono essenzialmente due. La prima colposa, ovvero motivata dall'incapacità di uomini deboli di testa di trattenere le proprie pulsioni, la seconda dolosa, ovvero motivata dalla volontà cosciente di infliggere dolore e umiliazione all'altro attraverso la sfera sessuale. Quanto alla prima, la donna ne è esente in quanto non è costretta (a pena di infelicità, frustrazione, sofferenza del corpo e della psiche, inappagamento fisico e mentale, ossessione) quei bisogni naturali che a volte spingono gli uomini deboli di testa a cercare disperatamente di strappare con la violenza le grazie femminili. Quanto alla seconda, la donna può attuarla (ed anzi normalmente la attua senza manco accorgersene, chiamandola magari “gioco della seduzione”) senza dover esporsi nel campo dell'agire violento e diretto, in cui sarebbe sia fisicamente svantaggiata sia legalmente perseguibile.
Ecco allora perchè trovate donne che maltrattano bambini ma non donne che stuprano uomini nei bagni! Semplicemente perchè la donna usa altri metodi per raggiungere gli stessi risultati, con il vantaggio di non risultare penalmente perseguibile. Non si tratta di maggiore bontà, ma di maggiore perfidia. Che la malvagità e la violenza delle donne non siano inferiori a quelle dei peggiori fra gli uomini è peraltro riconfermato dal fatto che quando esse si trovano davanti creature più deboli (ovvero i bambini) non abbiano remore ad usare la brutalità fisica (così come non hanno remore ad usare quella psicologica contro gli uomini nelle sfere in cui questi sono, per natura, più vulnerabili, come appunto quelle sessuali e sentimentali). Quelle stesse disparità di desideri che motivano a volte un atteggiamento violento o molesto nei vostri confronti danno a voi la possibilità di produrre (nel corpo e nella psiche della vittima, attraverso il ferimento della sfera sessuale) lo stesso effetto malvagio delle violenze delle molestie e persino degli omicidi senza la fatica e il rischio di agire, e la maggior perfidia viene fatta passare per superiorità morale! l'uso del veleno al posto della brutalità onesta come una maggior civiltà!
In cosa consiste lo stupro? Nel provocare tramite la sfera sessuale un trauma incancellabile nella vita nella psiche. Le donne possono attuarlo anche senza violenza fisica, tramite le proprie armi (stupro psicologico). Ogni stupratore sfoga il proprio tipo di bestialità sessuale volgendo all'estremo negativo i propri istinti. Gli uomini (il cui istinto è disiare la bellezza) nello strappare con la forza la concessione delle grazie corporali, le donne (il cui istinto è essere belle e disiabili) nel negare la concessione a chi hanno ad arte reso incapace di vivere sereno ed integro senza quella speranza e nell'infierire poi, con illusioni, sbranamenti (economici e sentimentali), inganni, perfidie, sofferenze fisiche e mentali, disagi da sessuali ad esistenziali (dall'incapacità di sorridere alla vita e al sesso fino al suicidio), umiliazioni (pubbliche e private) e delusioni, su quanto resta della sua vita e della sua psiche.
Sarebbe impensabile che gli uomini stuprassero da donne (beh, in effetti i dongiovanni lo fanno, ma quelli sono come donne ) e le donne da uomini (ovvero con la violenza fisica, nella quale sarebbero pure svantaggiate nonchè penalmente persegubili, quando più appropriato alle loro armi e alle loro pulsioni femminee è la violenza psicologica, cnella quale possono sfruttare le disparità naturali di desiri e manco rischiano nulla di fronte alla legge).
Stesso discorso per l'omicidio. Perchè si uccide? per soldi o per vendetta. ma le donne possono ottenere entrambe le cose sfruttando le loro armi (ad esempio la tirannia erotica, il veleno sentimentale e l'uso strumentale delle persone, con i quali possono sempre trovare chi è disposto o ad uccidere per loro o a manovrare per loro le cose) e le leggi in loro favore (a senso unico su aborto, divorzio e violenza sessuale), senza rischiare nulla e infierendo spesso (in maniera peggiore di quanto immaginabile dai più efferati killers) sulla vittima costretta a sopravvivere al proprio omicidio sentimentale, economico, psicologico e sociale. Ecco perchè le donne condannate come omicide sono meno degli uomini! Altro che sesso debole e pacifico. Sesso perfido e manipolatore!
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MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Mar Apr 05, 2011 4:58 pm

a3) “i grandi numeri della violenza”
Volete parlare dei “grandi numeri della violenza sulle donne”? Anche qui manipolate i dati.
Certe associazioni per giustificare la propria esistenza gonfiano le cifre e creano ad hoc le emergenze.
Quando non basta lasciare alle presunte vittime il "diritto" a definire secondo i propri arbitrari, soggettivi, inconoscibili e indimostrabili parametri, il confine fra lecito e illecito, e far valere come prova la sola parola (mentre l'altra campana tenuta a tacere e se parla presa degna a priori solo del riso o del disprezzo) arrivano al punto da formulare domande apparentemente innocenti (tipo "ha mai alzato la voce", "ti ha mai criticata?", "ha mai mostrato disprezzo per le tue opinioni", "ti ha mai rifiutato qualcosa") in modo da indurre le ignare intervistate a dare risposte positive (chiunque non sia vissuto in un convento in odore di santità, ha vissuto assieme a persone che alzano talvolta la voce, che lo criticano, che osteggiano fino al disprezzo almeno una certa parte delle opinioni, che si rifiutano di accontentarlo in tutto, essendo poi il prima a fare altrettanto) che vengono segnate quale denuncia di "violenza psicologica". E' così che qualche anno fa emersero le "ricerche shock" dell'istat sui "milioni di donne che almeno una volta nella vita hanno subito violenza dai maschi". Con definizioni vaghe e omnicomprensive (vengono messi sullo stesso piano le vere violenze psicologiche del genere "se non cambi di abito ti spacco la faccia", "se vuoi comprarti un vestito vatti a prostituire", con critiche pacate quali "ti preferivo come ieri", "non possiamo permetterci troppe spese") e soprattutto preparata a priori in maniera astratta dal reale e non previdente il confronto/controllo con il singolo fatto concreto si può dire tutto e il contrario di tutto. Anche che le vittime siano principalmente uomini e che la maggioranza degli uomini sia violentata psicologicamente dalle donne tutti i giorni. Ma nello spefico, cosa vogliono dire le donne? Ancora più tutela per il presunto "sesso debole"? Come se molte delle violenze vere non nascessero proprio per saturazione della pazienza in seguito all'ipertutela di certe stronze approfittatrici, mentitrici, calcolatrici, perfide, sadiche (cui è data possibilità di ridurre la vita di ogni uomo a quella dell'esule ottocentesco privato di famiglia, casa, roba, allontanato dai figli, distrutto negli affetti e nella rispettabilità sociale, quando non mandato in galera con accuse false e pretestuose).
Già così, come ammesso un paio d'anni fa da un magistrato donna, il 40 percento delle denuncie di mogli, fidanzate ex mogli ed ex fidanzate è falsa. Vorrebbe il risarcimento preventivo? Il risarcimento preventivo fomenta situazioni come quella angloamericana: le denuncie strumentali all'ottenimento del denaro prima del processo (tanto anche in caso di condanna per falso le pene detentive sono irrisorie e i soldi del risarcimento non vengono chiesti indietro dalle associazioni). In America Parlanti è in carcere proprio perchè accusato da una donna che aveva già fatto altrettanto con il marito di prima per uscire da difficoltà economiche. In Inghilterra una ragazza è stata scoperta (per caso, dalle telecamere, altrimenti sarebbe stata trattata come vittima e avrebbe mandato a 20 anni di galere il ragazzo sulla sola parola)
e condannata a 1 anno con la condizionale (niente carcere) per aver adescato un innocente da accusare poi di violenza per avere 25mila sterline dalla solita associazione femminil-femminista.
Poi le femministe dicono che se "le violenze venissero denunciate" il fenomeno sarebbe arginato. In primis, si deve notare l'assurdo del dire "con certezza scientifica" che le violenze siano più di quelle denunciate quando per dire se una violenza sia grave e soprattutto reale sarebbe necessario un processo (che ovviamente non c'è in assenza di denuncia). Già con denuncie e processi è difficile stabilire con esattezza le effettive gravità e soprattutto realtà dei fatti contestati, figuriamoci senza denuncie e senza processo, solo in base a pianti e accettazioni aprioiristiche della tesi donna-vittima uomo carnefice (il tale diceva che le vittime sono quasi sempre donne anche quando, come nel caso dello stalking, pur nell'attuale formulazione vaga e femministacemente interpretabile, il 30% di accusate e condannate sono femmine). In secundis sta fomentando il fenomeno della denuncia a priori e del risarcimento\arresto\condanna di un presunto violento prima ancora che possa commettere la violenza (e quindi di essere effettivamente violento).
Per inseguire l'impossibile obiettivo di arrestare sistematicamente i criminali prima ancora che commettano alcun crimine, consegui la certezza di fare il processo alle intenzioni piuttosto che ai fatti (ovvero di fermare e punire qualcuno non per quanto ha oggettivamente commesso ma per quanto la futura/presunta vittima suppone avrebbe fatto senza alcun riscontro oggettivo di ciò, come invece nel tentato omicidio) e il rischio di rovinare materialmente e moralmente, fisicamente e psicologicamente, economicamente e giuridicamente, la vita a cittadini innocenti o colpevoli di fatti diversi e meno gravi da quelli contestati, perchè:
1)le presunte "violenze" potrebbero essere non arbitrari e unilaterali strumenti di oppressione di un carnefice su una vittima, ma mezzi di offesa/difesa all'interno di un rapporto conflittuale in cui ciascuno, per interesse, tirannia ed ottenimento della preminenza, usa (con poche remore, regole e limitazioni) le armi che ha, e in cui l'uso magari da parte della donna della violenza psicologica al posto di quella fisica non dimostra maggiore bontà bensì maggiore perfidia, non denota un essere vittima ma un diverso modo di essere carnefice;
2) se la definizione di "violenza" è lasciata all'esclusivo arbitrio della presunta vittima (o comunque alla soggettiva, inconoscibile e incontrollabile dall'esterno, sensibilità della singola donna), senza alcun obbligo non solo di riscontro nei fatti, di confronto con l'altra campana (tenuta a tacere e se parla presa degna del riso o del disprezzo), ma anche solo di riferimento oggettivo, i numeri possono essere tutti gli interi da zero a infinito (e se si ponessero le stesse domande con le stesse modalità agli uomini magari si scoprirebbe che siamo noi i più violentati);
3) specie all'interno di legami sentimentali degenerati in litigi, contese e ripicche, le testimonianze possono essere completamente inventate o esagerate ad arte (per capriccio, vendetta, ricatto, interesse di risarcimento o gratuita volontà di distruzione della vita dell'altro).
Già così si rischia sulla sola parola della donna, anche prima e anche senza riscontri oggettivi e testimonianze terze della presunta violenza, di essere allontanati dalla casa, dai figli e costretti a sostenere i rischi e i costi di un processo per violenza (per non dire per pedofilia su false accuse),
e se l'ex trova un'amica pronta a testimoniare (di aver visto anche solo uno schiaffo), pure di essere arrestati prima del processo.
Vorresti la legge spagnola, per cui si può addirittura finire in galera come criminali, privati di ogni bene, di ogni libertà, di ogni rispettabilità sociale e di ogni speranza materiale e morale di ricostruirsi una vita, non solo senza prove ma pure senza processo?

I 2/3 dello stalking (come la quasi totalità degli omicidi in famiglia) è agito dagli uomini? Ah, beh, grazie! Ho visto (nel mio lavoro reale, quando lavoravo altrove da dove sono ora) tante situazioni in cui i mariti vengono bersagliati dalle ex-mogli in ogni modo umanamente immaginabile, vivono quasi peggio dell'esule ottocentesco (alcuni dormono davvero in macchina perché non riescono a pagare l'affitto, tanti svolgono lavori faticosi con straordinari impossibili per pagare alimenti impossibili, tanti cambiano lavoro e città) e devono subire umiliazioni (pubbliche e private) di ogni sorta (dagli schiaffi ai quali non possono replicare per non essere accusati di violenza, alla calunnia con amici e tribunali), accuse false e infamanti (di default quella di violenza, spesso presenti altre invenzioni più fantasiose riguardo ad abitudini sessuali, comportamenti e fatti privati in famiglia), falsità e malignità (mettere i figli contro e sparlare con i conoscenti dando al marito la colpa di tutti), soprusi ed angherie, pignoramenti improvvisi e ingiustificati, veri e propri espropri (di auto e di case), e il tutto in maniera perfettamente legale e protetta dalla mentalità femminista e dalla società galante, che persino un uomo mite e pacifico come me (una volta ferito nell'intimo e in quello che doveva essere un aspetto di dolcezza) potrebbe trasformarsi in un efferato killer.
Le psicologhe parlano in proposito di "pulsioni bruttissime", ma solo secondo il loro falso (in quanto non conforme né ad un'oggettività non esistente nella sfera sentimentale né alla natura intima dell'anima che deve essere giudicata: quella maschile) e inumano (in quanto non comprensivo dell'animo altrui) ragionamento di donna. Per me è molto più brutto subire passivamente la distruzione della propria vita (da parte di chi spesso fa ciò protetto dai benefici di legge e di galanteria)
Io (quando non parlo dal punto di vista dello stato di diritto, ma da quello femmineo-soggettivo, possibile anche per un uomo) sono per la serie: se tu distruggi la mia vita io distruggo la tua.
Le donne (e le psicologhe) pensano di poter continuare all'infinito ad approfittare di una posizione di preminenza di natura (nel sesso) e di galanteria (nella società) per infliggere umiliazioni e irrisioni psicologiche (nell'intimità, nei divertimenti pubblici, nella vita sociale), torture e giochini sentimentali per la loro vanagloria, derisioni (pubbliche o private), raggiri e vere e proprie tirannie (attraverso lo sfruttamento del desiderio) sessuali, senza subire le conseguenze delle proprie azioni perché protette dallo status di "donna": invece ogni tanto (non spesso, certo) la corda si spezza, a furia di tirarla.
E certi pisquanoidi persino giustificano il COMPORTAMENTO DELLE STRONZE (quando non nascondono la realtà di quello delle "mogli-vampire" dipinte invece come povere vittime). Perché si uccide? Perché si impazzisce? Perché si diventa violenti? Semplice. Perché la pazienza ha un limite: non tutti gli uomini reali sono pari a San Giuseppe. A volte le donne pensano l'uomo essere un pezzo di legno davanti a cui si può fare di tutto, o un attore che deve recitare una parte voluta d’altrui (non siamo pagato per questo come invece le escort che l’hanno scelto). Invece non siamo né pezzi di legno né falegnami.
Più aumentaranno le leggi di iperprotezione della donna (anche quando stronza, anche quando mirante alla distruzione economico-sentimentale dell'uomo per qualunque soggettivo motivo) e di stupro dello stato di diritto, più si accrescerà per umana e comprensibile (anche se non sempre giustificabile giuridicamente) reazione degli uomini più sensibili e sfortunati. E questo innescherà altre leggi draconiane e altre violazioni di presunzione di innocenza e oggettività del diritto. Sarà una spirale di odio e sospetto fra i sessi.
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MessaggioOggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo   Mar Apr 05, 2011 4:58 pm

a4. “un livello intermedio: il ballbusting”
Vogliamo parlare di qualcosa di assai diffuso (nonché accettato) a livello di costume (e tv), ma in effetti, per danno fisico e psicologico, considerabile almeno a metà strada fra le violenze di minore gravità e gli stupri? Parlo delle varie ginocchiate o calci nella palle di cui sono pieni i film di tendenza e i discorsi delle amiche più prepotenti.
Sono d'accordo che una donna possa/debba ricorrere alle maniera forti quando è importunata al punto non solo da provare un insopportabile fastidio, ma da temere ragionevolmente per la propria incolumità fisica e psichica. A questo però si limitava il ballbasting venti anni fa. Ora invece, dato che è divenuto "stile pubblicitario e hollywoodiano", atto scenico del tanto esaltato "girl power", è usato diffusamente dalla ragazze (e dalle donne "che vogliono essere belle, forti, sexy e alla moda") non solo e non tanto per autodifesa, bensì guardare i film americani per credere.

Tutto come se fosse una violenza “minore”.
In verità solo per il voler considerare il corpo e la psiche dell'uomo come argomenti di serie B quanto, per il dolore fisico e mentale (probabilmente anche maggiore, per via sia delle sensibilità fisiologica delle parti, sia della loro particolare valenza simbolica, sia della loro rilevenza inconscia nella definizione dell'identità sessuale, sia del loro intimo legame, fisico e psichico, con la possibilita' di esprimere il piu profondo e vero dei desideri naturali, sia soprattutto del terrore di non poter più avere una vita sessuale normale), per il ferimento intimo e l'umiliazione profonda (nell'essere colpiti in quanto nell'immaginario collettivo è segno di forza e soprattutto in quello intimo è la fonte di ingenuo desiderio e sincero apprezzamento per lei stessa che, con violenza, perfidia, inganno e volontà di infierire nei punti deboli per vendetta arbitraria o per gusto sadico, colpisce), nonchè per il rischio di danni permanenti al corpo e alla psiche (con il rischio di non poter poter più sorridere alla vita e al sesso ed approcciare l'altro sesso senza sentirvi la fonte di ogni perfidia, di ogni sofferenza, di ogni inganno e di ogni tirannia), attraverso il trauma nella sfera sessuale sarebbe paragonabile allo stupro, ovvero i colpi violenti ai genitali maschili, viene non solo punito raramente e blandamente, ma addirittura socialmente incoraggiato quale segno di "girl power" (ben al di là della legittima autodifesa), elevato a "stile cinematografico" (rappresentato ora con ilarità liceale, ora con seria e compiaciuta affermazione di "supremazia femminile"), ad argomento di commedia rosa o di compiaciuta analisi culturale femminista, a fatto di costume con cui gli uomini devono fare i conti nei film come nella vita, facendo pubblicamente buon viso alla loro stessa sofferenza. La "cultura dello stupro" (intesa come giustificazione della violenza e negazione del riconoscimento alla sofferenza della vittima, con sua ulteriore colpevolizzazione e umiliazione, in questo caso tramite l'irrisione) esiste in realta' contro l'uomo, almeno in occidente!
Molte dicono che “se una donna arriva a tanto, l'uomo se l'è meritato”. E allora anch'io potrei dire che quando un uomo arriva a tanto (violentare) è perchè ha per molto tempo dovuto subire dalla donna
qualsiasi provocazione più o meno sessuata, qualsiasi offesa intima, qualsiasi tensione psicologica, qualsiasi ferimento intimo, qualsiasi irrisione al disio, qualsiasi umiliazione pubblica e privata, qualsiasi sofferenza nel corpo e nella psiche, qualsiasi inappagamento fisico e mentale fino all'ossessione, qualsiasi disagio degenerante da sessuale ad esistenziale (con rischio di danni variabili dall'anoressia sessuale al suicidio) e ha prima provato in tutti modi di far capire alla stronza di turno come debba porre un limite alle sue perfidie sessuali, alle sue tirannie erotiche, ai suoi veleni sentimentali, ai suoi inganni finemente e scientemente studiati per ferire emotivamente, frustrare sessualmente, violentare psichicamente e far sentire nullità la vittima maschile.

Questo dimostra la natura ipocrita e falsa delle femmine occidentali
Ecco la vostra natura violenta, falsa e perfida! E visto che dicendo che le vostre violenze sono meno gravi delle nostre ti poni da quella parte, mi rivolgerò a te con un “tu generico”.

NATURA VIOLENTA, perchè fai quanto descritto (non certo meno grave di una aggressione sessuale: fisicamente, il dolore provocato è incomparabile con ogni altra esperienza umana, psicologicamente, il trauma colpisce violentemente, in senso letterale, l'intimo della sessualità, la parte più delicata, profonda e sincera della persona, non solo da un punto di vista fisico ma pure mentale, per gli intimi legami fra sesso e psiche, in maniera pari a quanto avverrebbe in uno stupro, e in più vi sono il rischio di un danno permanente non solo alla psiche, ma pure al corpo e l'umiliazione di essere mostrati risibili e impotenti in ciò in cui l'immagiario collettivo vedrebbe il centro di ogni forza e di ogni orgoglio e di ricevere in questo, a prescindere dai "motivi" - litigio o autodifesa, gioco da bimba o "reazione alle molestie" - che hanno portato una donna e rifilare tale colpo proibito, non la compassione di una vittima ma l'irrisione di un giullare o di un malvagio che riceve la "giusta" gogna-punizione, anche se magari in quel caso non ha fatto nulla di tanto malvagio).
E pure BUGIARDA, perchè chiami violenza quanto non ha nulla di oggettivamente violento ma viene definito tale a capriccio dalla tua soggettiva arbitrarietà solo e soltanto perchè "tocca"la tua sensibilità nella sfera sessuale e viene percepito come fastidioso, irritante, molesto o offensivo dalla tua sensibilità femminea (mentre quanto ferisce, in maniera evidentemente anche più profonda e dolorosa, la diversa e non già inesistente sensibilità maschile nella stessa sfera, come il "fare le stronze" è considerato inesistente o irrilevante come gravità, normalità da sopportare da parte nostra, diritto della donna o addirittura bello di essere donna!), con il chiaro scopo di giustificare come "reazione legittima" una vera e propria forma di violenza fisica e psicologica (agita da te per prima senza alcuna motivazione di autodifesa) contro l'uomo in quanto tale (in quanto disiante la donna).
Dove sarebbero le minaccie alla tua incolumità fisica che avrebbero motivato la tua "legittima reazione"?
Dove sarebbero i tentativo dell'uomo da te colpito di violare la tua integrità fisica, di ucciderti o di stuprarti?
Tu lo hai colpito non perchè davvero rappresentasse una minaccia grave per la tua integrità fisica e psicica, ma solo perchè il suo comportamento di "corteggiatore" non risultava gradito alla tua soggettiva sensibilità. Con la stessa motivazione io potrei giustificare lo stupro di fanciulle il cui modo di farsi guardare, di farsi corteggiare, di diffondere disio fra i presenti, di farli sentire nullità e di frustrarli sessualmente, di attirare gli ammiratori, di indurli a farsi avanti e di metterli alla prova (magari con tensioni psicologiche, irrisioni al disio, umiliazioni pubbliche e private, inappagamenti fisici e mentali, sofferenze di corpo e di psiche, pene dell'inferno della negazione dopo implicite promesse di paradiso della concessione) risulti intriso di stronzaggine per la mia ferita sensibilità maschile.
NATURA FALSA, perchè ti lamenti di chi insiste per tramutare in sì i tuoi no quando chi non insiste e sbaglia nell'altro senso (ovvero interpretando per un no vero un negarsi soltanto apparente e in realtà volto solo ad accrescere disio, a testare interesse e a guadagnare tempo per valutare e godersi le eventuali doti che si costringe l'uomo a mostrare) viene punito con l'eterno disprezzo delle donne per gli uomini "pavidi" nel corteggiamento e, quindi, con la castità a vita (puttane escluse), perchè ti lamenti di chi non ti lascia tranquilla quando chi lascia "tranquille" le ragazze, è definito "pauroso" e "non uomo", perchè sai benissimo come per natura prima ancora che per cultura l'uomo sia costretto alla fatica della conquista, per cui non può né aspettare che la donna si faccia avanti per prima né chiedere a priori ed esplicitamente un permesso formale e scritto per questo o quello come fosse in un ufficio burocratico (giacché tal meccanicismo burocratico rovinerebbe qualsiasi naturalità dell'amore), ma deve tentare, deve agire per primo senza sapere se il suo gesto, la sua parola, il suo tentativo di contatto, saranno graditi, deve di volta in volta fare il primo passo (con il gesto, la parola e il tatto) e vedere le reazioni. E queste non sono quasi mai esplicite e dichiarate o verbali (le parole in certi momenti sono di troppo), ma quasi sempre implicite, nascoste in sguardi, sorrisi, gesti, movimenti di tacita accettazione, respingimenti finti o finte lotte di chi non vuol vincere, o addirittura, come fra gli animali, fughe di chi vuol essere seguita e "parole" e suoni che sembrano di diniego e invece invitano a insistere e vincere le resistenze. Come chiunque in guerra sia costretto a dare battaglia, l'uomo deve agire senza sapere se la propria azione avrà successo, non può l'uomo chiedere al "nemico" quale attacco gradisca, ma deve provare, rischiare, sorprendere, insistere e resistere, per scoprirlo, regolandosi poi in base alle reazioni. Solo l'esito della prova può dirgli se procedere nell'attacco o ritirarsi. Prima del contatto (sia esso con la parola, lo sguardo, il gesto o il tocco), infatti, neppure la donna può sapere se volere o non volere, giacché certe cose si valutano per esperienza, non per speculazione: non esiste donna che non sia puttana pronta a concedersi a prescindere da tutte quelle sfumature di luci, parole, sospiri, sguardi, carezze, labbra sfiorate, frasi non dette e pensieri non mai immaginati che solo la situazione ambientale crea e nessun ragionamento aprioristico può far realmente provare. E prima di poter valutare la reazione della donna nemmeno l'uomo può essere sicuro di essere stato accettato o meno. E se lo stesso primo tentativo vale come molestia e addirittura l'errore nell'interpretare la reazione della donna come stupro, allora tutti gli uomini andranno giustamente a puttane. E tutto questo tu, donna d'occidente, sai benissimo. Sei quindi falsa perché dici di essere tranquilla quando il tuo agire consiste nell'indurre l'altro all'azione alla cieca (e poi giudicare se questa non ti piace): le donne per prime in genere pretendono che sia l'uomo a sopportare i rischi e le fatiche della cosiddetta conquista (ad agire o inscenare e indovinare quanto a loro gradito), e poichè in una sfera tanto soggettiva come quella amorosa quanto piace all'una dispiace all'altra (e prima di conoscerlo per esperienza non lo si può indovinare per speculazione) bisogna sempre tentare senza sapere a priori se il tentativo avrà successo (ovvero sarà gradito), poichè una preventiva dichiarazione, una richiesta esplitica, o comunque un rigido schematismo comportamentale fugherebbero ogni effetto sorpresa, ogni atmosfera erotica ed ogni spontaneità necessaria alla riuscita dell'amor naturale, non si possono dichiarare tutte le intenzioni, richiedere tutte le autorizzazioni, o domandare ove la controparte gradisca "l'attacco" (come non lo si potrebbe fare con il "nemico"), ma si deve procedere per tentativi regolandosi poi su come procedere o ritirarsi in base alle reazioni (a come si vienea accettati o respinti), tentando di indovinare dalle parole dette e da quelle non dette quali siano le reali intenzioni della donna, e poichè la donna pretende di sentirsi conquistata non è accettato arrendersi ai primi dinieghi, ma bisogna (come nelle battaglie) insistere, resistere e continuare nel rischio e nello sforzo, e se già il primo tentativo può essere considerato a posteriori quasi come una mortale offesa (giustificante addirittura una reazione violenta) e la recita in quella schermaglia amorosa pretesa dalle donne per sentirsi "conquistate" (e nella quale all'uomo spetta di inseguire chi, fuggendo, vuol essere seguita e di vincere le resistenze di chi, lottando, vuole essere vinta) addirittura un atto tale da meritare la punizione più ampia, dolorosa ed umiliante possibile (con conseguente rischio di danni permanenti al corpo e alla psiche), allora si dice a tutte le "normali" grazie e arrivederci e ci si rivolge solo e soltanto alle prostitute, le cui modalità sono chiare ed esplicite, le cui pretese sono soltanto economiche e con le quali sono dunque possibili accordi razionali, consensuali e noti a tutti a priori su cosa fare e non fare, senza inganni, ferimenti o fraintendimenti.

NATURA PERFIDA, perchè considera diritto della donna o addirittura "bello dell'essere donna" il "fare la stronza" (ormai divenuto costume nei luoghi di divertimento come in quelli di lavoro, negli incontri brevi e occasionali per via o in discoteca come in quelli più lunghi e sentimentali), ovvero
trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità , aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, ingannare e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi, con (s)vestimenti, movenze, sguardi espliciti e atteggiamenti impliciti, silenzi eloquenti e parole ambigue, a suscitare ad arte disio per compiacersi della sua negazione (e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione), attirare chi si vuole solo respingere, illudere chi si vuole solo deludere, fingere di apprezzare chi si vuole solo disprezzare, attrarre intenzionalmente, scegliere fra tanti e invitare all'approccio chi si vuole poi trattare come uno qualunque, un uomo senza qualità, un banale scocciatore, chi poi si vuole far sentire un puro nulla davanti a sè e agli altri, chi si vuole poi chiamare "molesto" quando, in maniera magari maldestra, comunque sincera, cerca di carpire i favori, attirare e respingere con l'intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità , irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale (con rischio, per il giovane maschio, di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), ad usare insomma sugli l'arma della bellezza in maniera per certi versi ancora più malvagia di quanto certi bruti usino sulle donne quella fisica.

Per chiudere la parentesi sul “ballbusting”, è patetico che una donna si senta in diritto di reagire con tale violenza quando non vi sono nè una minaccia immediata e concreta per la sua incolumità fisica nè il pericolo reale di uno stupro ma e solo e soltato perchè si sente "toccata". Se tutte le volte in cui i maschi (spesso giovani) si sentono sessualmente "toccati" dalle femmine, e spesso in maniera assai più profonda di quanto possibile con le mani (e provocante tensione psicologica, ferimento intimo, irrisione al diso, umiliazione pubblica e privata, senso di nullità, dolore nel corpo e nella psiche, inappagamento fisico e mentale fino all'ossessione, disagio da sessuale ad esisenziale) dovessero reagire con tale veemenza dovrebbero commettere diverse violenze al giorno.
Quello di cui le ragazze si lamentano (le toccatine) non provoca né lo stesso inimmaginabile dolore fisico nè la stessa inarrivabile umiliazione psicologica (sentirsi toccate da chi comunque sinceramente apprezza ciò che tocca non è come venire colpiti con il massimo della sofferenza e dell'umiliazione concepibili nella fonte del proprio più profondo e vero disio, del proprio ingnuo trasporto per la bellezza, della parte più profonda, vera e quindi, checchè se ne dica, pura e spontanea di sè, e proprio da chi si disia e proprio perchè si disia, come l'essere messi in ridicolo davanti a sè e agli altri in quanto si ha, fisicamente ma pure, per quanto detto, psicologicamente, di più intimo e delicato, restando doloranti in quanto l'immaginario collettivo ritiene ironicamente segno di forza e di coraggio) nè lo stesso rischio di danno permanente al corpo o alla psiche.

Con tali premesse di asimmetrico giudizio sociale non c'è da meravigliarsi se in Inghilterra una donna viene assolta dall'accusa di omicidio perchè “mossa da crisi del ciclo mestruale” (mentre un uomo non viene giustificato nemmeno se uccide in preda al raptus causato dalle palesemente ingiuste sentenze di divorzio), un'altra viene condannata, per aver strappato i genitali del fidanzato, ad una pena infinitesima rispetto a quella che avrebbe subito lui se fosse stato accusato di stupro (nonostante in tal caso al trauma psicologico si aggiunga quello fisico e l'impossibilità di tornare a sorridere alla vita e al sesso sia certa, e non solo supposta da uno psicologo), se anche in Italia un'accusa falsa di stupro viene considerata meno grave di una mano sul culo e se questa viene considerata “giustificatrice” un calcio ai testicoli magari con gli stivali (vedi le innumerevoli discussioni sull'argomento nei vari blog “femminili”), con la certezza di dolori fisici e mentali inimmaginabili, la persistenza di un'umiliazione intima e pubblica incancellabile e il rischio di danni permanenti gravissimi.

Ma il danno principale esula anche da questi singoli (sia pur gravi) fatti, e si estende, tramite i meccanismi propri all'immaginario collettivo, nella psiche di tutti i giovani maschi cresciuti con certi films e certe amiche.

Come potranno avere un'autostima se si mostra “divertente” la violenza su di loro? Come potranno costruirsi un carattere se quanto li ferisce è considerato diritto della donna e quanto leggermente sfiora le donne diviene invece crimine contro l'umanità? Come potranno “provarci” se qualsiasi tentativo può a priori finire definito come violenza/molestia?

Già che dobbiamo (nostro malgrado) sempre fare la prima mossa senza poter sapere a priori se il tentativo sarà gradito (e rischiando di essere trattati con malcelata sufficienza o addirittura con aperto disprezzo, quando non con una dose di violenza fisica e psicologica spettante piuttosto a veri e propri assalitori, se con immediatezza e sincerità, attraverso la parola, lo sguardo, il gesto, esprimiamo il disio spontaneo -o comunque l'apprezzamento subitaneo - per le lunghe chiome, il chiaro viso, la figura slanciata, le membra marmoree, la pelle liscia ed indorata come sabbia baciata dall'onda e dal sole, le braccia scolpite, le gambe lunghissime e modellate, le rotondità del petto, il ventre piatto e levigato e l'altre grazie ch'è bello tacere, o comunque di essere chiamati "molesti" se, dopo magari essere con fatica e buona volontà riusciti, nella speranza di compiacervi e di stabilire un contatto sia pur solo momentaneo ed emotivo con voi, a vincere la naturale timidezza, la razionale considerazione di non convenienza (nel dare tutto in pensieri, parole e opere per ricevere come funzione di variabile aleatoria), l'emotiva ritrosia a doverci sentire "sotto esame", il rifiuto psicologico a trovarci nella condizione del cavalier servente pronto a tutto per un sorriso e potenzialmente vittima d'ogni tirannia, umiliazione e inganno, a farci avanti, continuiamo con complimenti formulati e inviti meditati),
già che non possiamo arrenderci ai primi dinieghi (pena il vostro eterno disprezzo per i "pavidi nel corteggiamento") ma dobbiamo (per pretesa vostra) insistere, resistere ai dinieghi (da voi una buona metà delle volte appositamente posti come prova, dal significato del tutto opposto ad un invito ad andarsene), inventare nuovi modi, nuove proposte, offrire e soffrire sempre di più (per permettervi di verificare il nostro interesse, accrescere il nostro disio, valutare con calma l'eventuale presenza in noi delle doti da voi volute, pregustarle se presenti o irriderle se assenti, indugiare in tale condizione di preminenza psicosessuale),
già che dobbiamo (per disparità naturali) sottostare alla condizione psicologicamente critica di chi è costretto a fare qualcosa (o comunque ad essere "sotto esame") innanzi a chi invece è già mirata, disiate e accettata per quello che è (bella, quando non vi è la bellezza supplisce l'illusione del desio) e può già rilassarsi e scegliere se divertirsi con noi o su di noi, dando con ciò la possibilità alla dama di turno di usarci (per capriccio, moda, vanità, interesse economico-sentimentale, gratuito sfoggio di preminenza erotica, patologico bisogno di autostima o sadico diletto) come freddi specchi su cui testare l'avvenenza, pezzi di legno innanzi a cui permettersi di tutto, come giullari del cui disio irridere, come attori condannati alla parte dei dongiovanni per compiacere la vanagloria femminile, come cavalier serventi costretti a dare tutto in pensieri, parole ed opere per la sola speranza, come mendicanti d'amore alla corte dei miracoli indotti, nell'attesa della sportula a guardare e implorare dal basso verso l'alto colei dal cui gensto dipendono il paradiso e l'inferno, o addirittura come pupazzi da scegligere fra tanti, sollevare per gioco nell'illusione (fingendo apprezzamento) e gettare poi con il massimo del disprezzo, dell'umiliazione e del dolore, punching ball insomma per gli allenamenti delle stronze,
dovete pure venire su internet magari non è il caso di questo sito, ma lo fanno in tante) a domandare il modo migliore per provocare sofferenza fisica o mentale, umiliazione pubblica o privata, irrisione al disio e disagio da sessuale ad esistenziale a chiunque osi degnarvi di attenzione?

Non lamentatevi se i giovani maschi che tengono alla propria integrità psicofisica e non vogliono essere colpiti fisicamente o mentalmente in quanto di più prezioso e delicato sia in loro nella sfera sessuale, non vogliono essere fatto oggetto di odio e di disprezzo proprio da colei verso le cui grazie sono stati mossi da quel desiderio che, avendo la naturalità come di una primavera che irrompe, di un fiore che sboccia, di un fiume che si getta a valle dalle rocce, di una stella che fori l'oscurità notturna con lo splendore divino, è germoglio di ogni amor naturale e motore d'ogni poesia, proprio da colei cui hanno tentato di esprimere con il guardo, la voce, il gesto, il suono, apprezzamento immediato e sincero (in maniera più o meno raffinata, più o meno esplicita, più o meno poetica, più o meno scontata, più o meno imaginifica, più o meno comune, comunque non violenta, non offensiva e semmai "volgare" solo nel senso di "comune anche al volgo"), e proprio perchè la disiano e proprio mentre la disiano, e soprattutto non vogliono subire la stronzaggine di chi usa l'occasione del respingimento per ferire, irridere e umiliare, lasciano perdere e cercano solo sacerdotesse di venere prostituta.

Ne bis in idem . Hanno già le armi di cui la natura le ha dotate in ipercompensazione della minor forza fisica (la menzogna, fatta spesso passare per fonde di verità e sensibilità tramite l'intorpidimento dei sensi e delle idee, l'inganno capace di esercitarsi anche senza parole, l'intrigo raffinato e profondo, la violenza psicologica, la violenza indiretta, la violenza per interposta persona, la perfidia sessuale, la tirannia erotica, l'avvelenamento sentimentale, l'uso strumentale delle persone e delle leggi, la manipolazione delle anime, il vittimismo, l'immagine simulata di purezza e sincerità tramite cui giustificare una violenza di uomini su uomini per "vendicarle") : non possono riceverne di altre (specie quelle spettanti a chi deve ogni tanto usare la brutalità per spezzare le loro complicate e perfide trame).
Perchè esiste il porto d'armi? Per evitare che le armi concepite per legittima difesa vadano in mano a persone intenzionate ad usarle per fini assai meno legittimi. Ed è evidente che, una volta conferite alle donne le armi delle violenza fisica (e, in conseguenza delle disparità di desideri e di quelle psicologiche, anche sessuali, specie consdierando dove possono colpire e con quali effetti, in termini di dolore, di umiliazione e di danni permanenti, sul corpo e la psiche dei malcapitati) nessuno può garantire queste non la usino anche se non soprattutto per capriccio, ripicca, divertimento, volontà di prevalere in qualsiasi litigio fisico o anche solo verbale (nato non per aggressione unilaterale, ma per semplice scontro fra opposte intransigenze o prepotenze) o gratuito sfoggio di preminenza sessuale
(nell'esercitare senza limiti nè remore il proprio potere di infliggere, a qualsiasi uomo e in qualsiasi tempo, in ogni occasione di incontro, dalla più fugace e casuale per via o in disco alla più lunga e sentimentale, attraverso le armi naturali della bellezza, o meglio, dell'illusione del desiderio, tensione emotiva, ferimento intimo, irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, senso di nullità, sofferenza nel corpo e nella psiche, inappagamento fisico e mentale fino all'ossessione e disagio se reiterato da sessuale ad esistenziale, senza dover temere nulla, una volta annullata ogni possibilità della controparte di reagire con le sue armi, nel mostrarsi forte anche in ciò in cui dovrebbe essere debole, nel colpire quanto nell'immaginario collettivo è segno di forza e soprattutto in quello intimo è la fonte di ingenuo desiderio e sincero apprezzamento per lei stessa che, con violenza, perfidia, inganno e volontà di infierire nei punti deboli per vendetta arbitraria o per gusto sadico, colpisce).
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Se lui e lei giocano a gatto e topo

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