| | | Se lui e lei giocano a gatto e topo | |
| |
| Autore | Messaggio |
|---|
Beyazid_II_Ottomano Primi passi

 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Mar Apr 05, 2011 4:59 pm | |
| a5 “le motivazioni” Vogliamo parlare delle “motivazioni” (non voglio dire giustificazioni, chè la violenza non è giustificabile da nessuno dei due lati)? Se la donna, per capriccio, vanità, bisogno d'autostima, interesse economico-sentimentale (per ottenere insomma di più dall'uomo vedendo fino a dove questo potrebbe spingersi nell'offrire dietro illusorie promesse), gratuito sfoggio di preminenza erotica o addirittura diletto sadico ha volutamente tenuto un comportamento sessualmente ambiguo non può poi lamentarsi troppo se la controparte ha interpretato l'ambiguità in una maniera diversa da quella da lei voluta (avesso voluto categoricamente escludere una delle due interpretazioni avrebbe dovuto essere chiara). Bisogna soprattutto vedere se l'accusatrice è una innocente fanciulla vittima di una unilaterale, improvvisa e immotivata violenza oppure una stronza che per costume si diletta a suscitare ad arte il disio per poi compiacersi della sua negazione (e di come questa, resa da una scientifica e pianitifaca perfidia massimamente beffarda per il disio, umiliante per l'animo e dolorosa per il corpo e la psiche dei malcapitati, possa provocare le pene dell'inferno della privazione dopo le promesse del paradiso della concessione) e non mostra nè limiti nè remore nè regole nel divertirsi sadicamente secondo il suo costume consistente nell'utilizzare (per vanità, capriccio, patologico bisogno di autostima, interesse economico-sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza erotica) l'arma erotica al fine di ferire la psiche di qualunque uomo le capiti a tiro. Se infatti la donna per prima ha attratto ad arte e finto di accettare l'interessamento, come può poi pretendere che l'uomo interpreti univocamente i successivi dinieghi come rifiuto sincero e non piuttosto come prova del reale grado di interessamento da parte sua (giacchè anche in base a quanto un uomo è disposto a tentare, insistere e resistere innanzi ai dinieghi della donna questa misura la propria avvenenza, il grado di interesse dell'uomo e decide se concedersi o meno)? Se si è dilettata a suscitare ad arte il disio per poi compiacersi della sua negazione (e del trauma che un rifiuto, reso intenzionalmente il più crudele, beffardo e umiliante possibile, verso chi è stato scelto fra tanti. e indotto con ogni mezzo a farsi avanti solo per essere sottoposto alla pena dell'inferno dopo la promessa di concessione del paradiso, genera nelle sessualità più fragili e nelle menti più sensibili) perchè dovrebbe poi vedere come fatto grave e "senza scuse" la decisione dell'uomo di non trattenersi nella frustrazione? Ammesso e non concesso sia umanamente possibile trattenersi in certi frangenti d'ebrietà alcolica o sessuale, perchè mai dovrebbe essere preteso come obbligo tale sforzo? Perchè un uomo dovrebbe accettare di soffrire per non ferire nella sessualità chi lo ha intenzionalmente ferito con le armi della sessualità stessa? Perchè chi si è visto infliggere dalle armi della bellezza, dell'attrazione e dell'inganno tensione emotiva, ferimento intimo, derisione e disprezzo nel profondo naturale di sè, irrisione al disio, senso di nullità, umiliazione pubblica e privata, sofferenza fisica e mentale, addirittura inappagamento fino all'ossessione e se reiterato disagio da sessuale ad esistenziale (con conseguenze variabili dall'anoressia sessuale alla perdita di ogni altro interesse per la vita e di ogni residua speranza di felicità, fino al possibile suicidio, passando per l'incapacità futura di sorridere ancora alla vita e al sesso o di poter approcciare una donna senza sentirla come potenziale fonte di ferimenti, inganni, tirannie e perfidia d'ogni sorta), non dovrebbe reagire cercando con le proprie armi di infliggere alla controparte un trauma sempre nella sfera sessuale di gravità pari o superiore?
Non è accettabile venga stabilito un diritto per le donne a fare le stronze, poichè per gli uomini (che non valgono umanamente certo di meno e non sono affatto meno sensibili nonostante le apparenze contrarie cui sono stati costretti ed educati nel corso dei secoli dalla società "cavalleresca" e dalle donne) l'essere ridotti a freddo specchio su cui provare l'avvenenza, a pezzi di legno innanzi a cui permettersi di tutto, a burattini da manovrare e poi gettare dopo averlo irriso, il sentirsi insignificanti innanzi a colei che tutti vogliono e tutto può, l'essere attirati solo per esser fatti apparire innanzi a sè e agli altri puro nulla, l'esser trattati come molesti, noiosi o privi di qualità dopo essere stati attratti ad arte, l'esser additati come banali scocciatori dopo essere stati indotti a tentare un approccio, il subire sofferenze fisiche o mentali come conseguenza dell'ingenuo trasporto verso la bellezza, o addirittura il venire scelti fra tanti solo per patire l'inganno più forte, l'illusione più dolorosa, l'umiliazione più profonda, l'esser sollevati per un attimo dalla turba dei disianti, l'essere ingannati da una promessa di paradiso e poi venire sadicamente dichiarati indegni, stupidi e dannati, gettati nell'abisso più profondo della frustrazione sempiterda d'ogni disio, nell'inferno dei patimenti fisici e mentali, nel girone dei senza speranza delle cui pene ridere, e, se l'inganno va anche oltre, l'essere oggetto di perfidie sessuali, tirannie erotiche e sbranamenti economico-sentimentali, provoca almeno alla lunga nella psiche danni paragonabili a quelli subito da chi per un trauma sessuale non può più vivere quella sfera serenamente e felicemente.
Anche volendo sorvolare su come certi "comporatmenti da animali" e certe "violenze senza scuse" possano interpretarsi come brutali ma legittime reazioni umane alla stronzaggine femminile**, le donne moderne si mostrano come incoerenti quando allargano la definizione di violenza per porsi fra le "vittime innocenti". Prima affermano come diritto un costume consistente nell'andare per via, per discoteche o per uffici, mostrando liberamente le proprie grazie e suscitando sempre, comunque ed ovunque, negli astanti, un disio che non possono, almeno in quei frangenti, appagare e quindi sono causa di frustrazione (e di potenziale degenerazione in ferimento intimo, irrisione al disio, senso di nullità, umiliazione pubblica e privata, se la dama di turno si diletta ad usare tutte le sue arti per attirare chi vuole respingere, per suscitare in lui, attraverso quanto mostrato agli occhi della vista e a quelli dell'immaginazione, attraverso gli sguardi eloquenti, le parole dette e non dette, le movenze del corpo, gli ammiccamenti del viso e tutte le possibili ambiguità sensuali, il disio nel profondo solo per potersi appagare della sua negazione davanti a sè e al mondo, in inappagamento fisico e mentale degenerante in ossessione, se ciò viene troppo spesso reiterato, in sofferenza fisica e mentale, se una raffinata e studiata perfidia si compiace di prolungare e rendere massimamente beffarda, umiliante e dolorosa possibile la pena dell'inferno della negazione dopo il paradiso della concessione, o addirittura, se anche il veleno sentimentale entra nel gioco, in disagio da sessuale ad esistenziale, con conseguenze variabili dall'anoressia sessuale alla perdita di ogni altro interesse per la vita e di ogni residua speranza di felicità, fino al possibile suicidio, passando per l'incapacità futura di sorridere ancora alla vita e al sesso o di poter approcciare una donna senza sentirla come potenziale fonte di ferimenti, inganni, tirannie e perfidia d'ogni sorta: ecco perchè sin da principio non si dovrebbe transigere su certi comportamenti "emancipati" e "disinibiti", altro che moralismo o "caccia alle streghe") e poi si lamentano se qualcuno in maniera più o meno implicita o esplicita, più o meno maldestra o poetica, più o meno coinvolgente le mani o l'intelletto, più o meno volgare o raffinata, tende verso di loro con ingenuo trasporto per la bellezza e cerca di carpirne i favori. Inaccettabile!
Le leggi rilevano sistematicamente e puniscono duramente lo stupro (a volte anche senza o anche prima che l'effettiva gravià e l'effettiva realtà della presunta violenza sia chiaramente dimostrata ed oggettivamente rilevata nei fatti), ma con altrettante sistematicità e durezza non è invece punita la denuncia falsa o esagerata ad arte (sebbene il crimine sia parimenti mostruoso: il subire l'accusa ingiusta, la pubblica gogna, le violenze fisiche e psicologiche del carcere, il sentire da innocenti il mondo intero, spesso amici e conocenti compresi, come nemico implacabile pronto solo a distruggere senza sentire ragioni, il non riuscire ad essere ascolati e il venir bollati a priori degni del riso o del disprezzo, il non avere nessuno al di fuori forse dei famigliari disposto a credere alla verità vissuta e il subire un lungo processo o una lunga detenzione costituscono uno stupro psicologico non certo meno grave di quello fisico e capace di infliggere alla vita, alla mente, all'animo e alla residua speranza di felicità e tranquillità nella sfera quotidiana e in quella sessuale danni paragonabili a quelli subiti dalle donne realmente violentate) .
Come detto, per una pacca sul sedere si prendono ormai anni di carcere, mentre per quelle toccate che con mezzi diversi dalle mani e capaci di violare e molestare la sessualità in maniera molto più profonda, le ragazze si permettono sui coetanei (provocando ferimenti molto più gravi alla psiche, facendo le stronze *** (infliggendo irrisione al disio, ferimento intimo, umiliazione pubblica e privata, sofferenze infernali del corpo e della psiche, inappagamento fisico e mentale degenerante se continuato in ossessione, o comunque in problemi a lungo termine, dall'anoressia sessuale all'incapacità di approcciarsi alle ragazze o anche solo di sorridere alla vita e al sesso o addirittura disagio da sessuale ad esistenziale, conducente a volte persino al suicidio) non vi è alcuna figura di reato.
Se comunemente la si meno grave della violenza inversa è solo perchè : 1) il pensiero virile detesta introdurre strumenti legislativo su quanto non risulta oggettivamente dimostrabile e chiaro a tutti a priori (ma questa obiezione cade nel momento in cui dall'altra parte la legge viene piegato alla soggettiva sensibilità della presunta vittima e alla "empatia" femminile, permettendo di definire confini fra lecito e illecito a posteriori e secondo parametri personali) 2) siamo per costume antico (ed eroico) abituati a nascondere e negare la realtà di tutto quanto possa far patire un uomo (sentimenti e parole compresi, di qui le apparenti laconicità e insensibilità maschili, in realtà spia dei loro contrari nascosti nel giardino concluso dell'animo) e a misurare il valore di questi proprio da quanto sa sopportare sorridendo persino da una donna (ma anche qui, essendo la morale moderna fondata su compassione e vittimismo e non più su durezza, eroismo e stoicismo, non ha più senso) 3) il pactum sceleris fra due millenni di stupidità cavalleresca e due decenni di demagogia femminista (fa ritenere massimamente grave tutto quanto anche solo lontanamente urta in maniera potenziale e presunta la soggettività femminea, anche il semplice non dare a questa la precedenza in ogni occasione materiale e verbale o il non anticipare/interpretare i suoi desideri/capricci sentimentali, e normale, divertente o appartenente al diritto della donna quanto in pensieri, atti o toccate psicologiche provoca nella vita e nella psiche dell'uomo ferite e danni ben più gravi e spesso anche più tangibili e) consente alle donne di permettersi di tutto davanti all'uomo senza dover temere le reazioni poichè protette dal loro statusi di dame intoccabili al pari della arroganti scimmie sacre del templio di benhares. (e qui c'è poco da fare se non distruggere quel tempio dell'idolatria estetico filosofica della figura femminile che sono la cultura ufficiale politicamente corretta e lo stile pubblciitario) . |
|  | | Beyazid_II_Ottomano Primi passi

 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Mar Apr 05, 2011 4:59 pm | |
| A6. “il cosiddetto stalking”Ma sapete perchè sto scrivendo? Perchè per l'ennesima volta si dà della coraggiosa ad una donna (Anna Oxa) solo perchè ha denunciato un presunto stalker (un povero medico che continuava a chiamarla, senza proferire né minaccie né frasi sessualmente esplicite, magari perchè illuso dal di lei comportamento, o magari semplicemente perchè lei si è dimenticata di dirgli cdi non voler più essere contattata). Bel coraggio a denunciare, protette da costumi cavallereschi e demagogie femministe, chi già soffre ed è (intenzionalmente o meno non importa) già stato ferito nelle proprie debolezze erotico-sentimentali! Che bel comportamento infierire sui deboli sapendo di poterli pure far finire in galera o al manicomio sulla sola parola. Sono le stronze le quali scientemente con il loro comportamento perfido, ambigui e ingannatorio instillano ansia emotiva, sofferenza fisica e mentale e follia amorosa nell'animo altrui a dover essere denunciate e arrestate, non le loro ingenue vittime maschili. Nel cosiddetto "stalking", come in tutto ciò che non ha una realtà in sè ma è pura parola importata d'oltreatlantico, è d'uopo distiguere il reale dall'immaginario, i fatti dalle parole. Bisogna dunque chiarire sempre se i fatti contestati sono oggettivamente violenti e minacciosi (come tentativi insistenti di aggressione o lettere minatorie) o se vengono definiti tali solo dalla soggettiva (suggestiva o intenzionale che sia) interpretazione della presunta vittima e in realtà, lungi dal contenere violenza o minaccia, non si distinguono da normali atti quotidiani (come telefonare ad una persona conosciuta o aspettare un'amica sotto casa) altrimenti non costituenti reato (e che sono resi penalmente rilevanti solo, per via della follia giuridica importata in Italia dalla Carfagna, a posteriori e a discrezione della denunciante). Nel primo caso, si tratta di fatti comunque puniti anche prima dell'invenzione carfagnesca (mai è stato ammesso in uno stato di diritto minacciare o usare violenza verso un altro cittadino). Il fatto che molte volte "la polizia non facesse nulla" poteva solo significare che: a) non si trattava di fatti gravi, ovvero producenti danni oggettivi, rilevanti e riscontrabili; b) conformemente al lassismo giuridico di una nazione in cui le madri assassine non vedono manco il carcere e i delinquenti abituali non vengono manco inseguiti e condannati, non si calcava la mano più di tanto nè nella rapidità d'indagine e d'azione dell'autorità di ps nè nell'entità delle pene comminate. Anche nel caso di fatti gravi (che venivano puniti comunque, come l'omicidio), essi non dimostrano affatto una maggiore violenza del genere maschile, ma semplicemente la sua condizione di disagio e costrizione cui non resta altra via d'uscita dalla ribellione violenta. Lungi da me dare sempre ragione agli uomini o giustificare tutti gli omicidi. Senza entrare nei motivi per cui "vendicarsi" di un ex-partener (di ambo i sessi) possa essere giusto o sbagliato, noto solo quanto è sotto gli occhi di tutti. Quando una donna (a torto o a ragione) vuole vendicarsi di un uomo, ha dalla natura a disposizione tutte le armi (la perfidia sessuale, l'inganno sentimentale, il veleno amoroso, la tirannia erotica, la capacità d'intrigo, l'uso strumentale delle persone o delle leggi, la violenza indiretta, la violenza psicologica, la violenza della debolezza, il vittimismo) per ucciderlo o indurlo al suicidio, per sbranarlo in senso economico-sentimentale, per distruggere la sua vita e la sua psiche senza commettere formalmente reato o anche facendo sì che altri commettano il reato per lei (Salomè madrina delle mandanti) e (anche qualora per strano caso priva di tali doti naturali di seduttrice o manipolatrice) ha dalla cultura tutti i modi per rendere la condizione esistenziale del proprio ex simile a quella dell'esule ottocentesco, privato di famiglia, casa, roba, depredato di ogni avere, allontanato dai figli e dagli affetti materiali e morali, derubato di ogni possibilità materiale e morale di rifarsi una vita e di ogni residua speranza di felicità (quando non della stessa libertà e della stessa salute con le ormai solite false o strumentali accuse cui seguono carcerazioni preventive, spese insostenibili e cazzi e mazzi vari), non infrangendo la legge, ma anzi sfruttandola. Quando un uomo (a torto o a ragione) vuole vendicarsi della propria ex, non ha invece altro modo che inveire contro di lei per strada e minacciarla con le uniche armi che possa agitare di persona (una volta che quelle delle legge sono oramai schierate a senso unico "in protezione della donna"), specie dopo che un giudice lo ha privato di tutto. Nel secondo caso, quando nulla di violento è commesso, ma solo tentativi (magari patetici o goffamente poetici) di riallacciare il rapporto sono manifestatamente espressi e reiterati, si tratta della dimostrazione di quanto detto da Nietzsche: "le donne sembrano sentimentali, gli uomini invece lo sono. Gli uomini sembrano crudeli, le donne invece lo sono". Se davvero spesso gli uomini non possono rassegnarsi alla perdita dell'amata (come non vi si sono rassegnati i poeti da Tibullo a Petrarca) è solo e soltanto perchè quanto per le donne, alla fine, è solo un mezzo per ottenere apprezzamenti, appagamenti di vanità, sicurezza per la prole, bella vita per sè, regali, mantenimenti o anche solo momenti psicologicamente piacevoli, per gli uomini è davvero, parafrasando il Tasso, "vita de la loro vita", un'essenza e un senso vitale senza i quali la vita stessa perde significato e al di là dei quali resta solo la possibilità di uccidere o essere uccisi. Se solo gli omicidi commessi per mano maschile fossero maggiori di quelli compiuti da donne, allora si potrebbe (volendo rimanere ciechi alle motivazioni di chi di fatto viene in occidente dalle donne vampirizzato con beneficio di legge) ancora ammettere per ipotesi la tesi della "violenza maschile". Poichè invece, parallelamente, anche i suicidi amorosi sono maggiori da parte degli uomini, allora si deve concludere in favore della mia tesi. E far passare per maggiore malvagità quanto è invece maggiore e più profonda sentimentalità significa avere nel cuore non il chiaro di luna, bensì il NERO DI SEPPIA. Suffragherò queste mie considerazioni con i fatti. Quando la legge dello stalking fu approvata, il primo a finire in carcere fu un ragazzo sentimentalmente fragile (la madre lo aveva abbandonato, segnando così la sua psiche e i suoi rapporti con le donne) "colpevole" di aver tentato più volte di avvicinare (senza alcuna intenzione minacciosa o violenta oggettivamente dimostrabile, altrimenti sarebbe stato condannati ben prima per violenza privata o minacce) la ex-fidanzata che lo aveva lasciato dopo quasi una decina d'anni di rapporto intimo. I giudici ebbero il coraggio di metterlo addirittura in carcere prima del processo e l'avvocata disse che l'esperienza, per quanto dura, era servita a "farlo crescere". Ora io non so quale cuore possa sentire giusto condannare chi già soffre per amore, considerare vittima la donna che ha provocato tale sofferenza solo perchè riceve qualche telefonata o qualche tentativo d'approccio di troppo e carnefice l'uomo che soffre e non trova altro modo per esprimere la volontàò di ritrovare l'amore perduto, ma so che nessun cervello sano può considerare "formativo", specie per una persona giovane, immatura, non tendenzialmente delinquente, anzi psicologicamente fragile, un ambiente di violenza, inganno e sopraffazione quale il carcere. La vicenda mi colpì. Scissi questo, ma non lo pubblicai. | Citazione: | | Che cercare di avvicinare persone con le quali si sono intrattenuti rapporti sentimentali comporti il rischio del carcere (e per la solita vaghissima definizione omnicomprensiva del reato voluta dalla demagogia delle propugnatrici e la presunzione di colpevolezza de facto, come tipico dell'inquisizione femminista, rischia lo stalking anche chi non fa nulla di oggettivamente nè violento nè molesto, nè tantomeno minaccia o danneggia) è qualcosa di talmente crudele, perverso, eccessivo e iniquo da potere essere considerato giustizia soltanto dalla perfidia femminil-femminista. Chi agisce preda della follia amorosa dovrebbe semmai avere riconosciute (qualora compia qualcosa di oggettivamente sbagliato) delle attenuanti, non delle aggravanti (o addirittura delle definizioni di reato per cose banali come telefonate, regali, sms o tentativi di incontro per strada che altrimenti reato non sono). Due parole sui maschi. I maschi sono, almeno nelle cose afferenti l'amor naturale, assai più ingenui delle femmine, amano credere davvero alle favole, quasi in ogni caso (al contrario delle donne, che al principe azzurro credono solo quando vedono lo splendore di ori, castelli e regali) e quindi sono più soggetti, già per debolezza propria (conseguente il naturale trasporto per la bellezza, o, meglio, per la sua illusione, poi facile a profondarsi in complicazioni sentimentali e spesso cosmiche) a cadere in quella trappola erotico-sentimentale (e a volte anche economico-sentimentale) che il volgo vile chiama "amore" (e nella quale vi è tutta la crudeltà dalla natura anche quando la donna in oggetto non ha nulla di intenzionalmente malvagio). Una legge davvero giusta (ovvero protesa, in ogni campo, a difendere i più meno difesi per natura) dovrebbe semmai punire quelle femmine che, per vanità, capriccio, sadico diletto, interesse (materiale o morale d'autostima) o gratuito sfoggio di preminenza o qualsiasi altro strampalato o sensato motivo sfruttano per i loro fini la predetta debolezza e usino le armi erotico-sentimentali a loro disposizione per natura provocando consapevolmente danni alla psiche di chi nella vita le incontra (più o meno occasionalmente). Qua invece si infierisce su chi già soffre a causa dell'amore per una donna (a volte senza la volontà di quest'ultima, a volte invece per sua precisa volontà). Non dico che tutte le vittime di stalking siano delle stronze, ma sono pronto a scommettere sull'esistenza, fra di esse, di un certo numero di perfide e di mentitrici, cui la legge serve da strumento di arbitraria vendetta o da ulteriore arma per infierire su chi già hanno sbranato sentimentalmente, economicamente o psicologicamente. Penso che chi ha sostenuto questa legge meriti di incontrare almeno qualche volta nella vita un insieme di uomini in grado di far loro provare lo stesso dolore fisico e mentale e di produrre la medesima devastazione psicologica e la stessa umiliazione sessuale. Avete già capito cosa intendo e non faccio eccezioni nemmeno alle amiche. |
Pochi giorni fa un altro ragazzo, la cui unica colpa è stata quella di litigare con la fidanzata, è stato finalmente assolto dopo mesi e mesi di custodia cautelare in carcere causata solo dal fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato dopo la denunzia della cognata (egli non poteva ancora sapere di essere stato denunciato per stalking e diffidato dall'avvicinarsi da quella casa, e soprattutto non aveva fatto nulla nè di male nè di simile allo stalking pur secondo le femministe).
http://falseaccuse.blogspot.com/2010/09/unaltra-vittima-di-false-denunce-sei.html
Questo succede quando, per via di un abominio giuridico importato da oltreatlantico ed inserito a forza nel nostro ordinamento, fatti altrimenti non costituenti reato possono divenire penalmente rilevanti sulla sola parola della presunta vittima (cui sono di fatto concessi i poteri sia di definire il reato in abstracto sia di stabilire la sua sussistenza nel caso concreto).
Commentano le giornaliste "si moltiplicano le denuncie, sono ormai 4000 le donne che usufruiscono di questa legge" (come se la denunzia sola equivalesse ad una dimostrazione di effettiva gravità e soprattutto realtà dei fatti contestati).
Sfido che le denunzie aumentano! Anche senza avere fantasia e limitandosi a constatare la tendenza al litigio e all'esagerazione (da ambo i sessi) del popoli italico, appaiono evidenti le possibili (e, come mostrato dai fatti citati, reali) applicazioni della legge (ben diverse dalle esigenze di "pubblica sicurezza" nel cui minestrone sono state approvate) e il loro rischio di "sistematicità". Se la definizione del confine fra lecito e illecito si basa sulla soggettiva sensibilità della presunta vittima senza alcun obbligo di raffronto oggettivo con il reale (lo "stato di ansia" di cui parla la legge non è scientificamente definito e, poichè la decisione del giudice si può basare sulla sola parola dell'accusa in assenza di riscontri oggettivi, è come decidesse la donna stessa la sussistenza del reato nel caso concreto) allora chiunque, per qualunque motivo (dal ricatto premeditato al capriccio di giornata, dalla vendetta arbitraria al gratuito sfoggio di preminenza sociale nell'esser presa a priori quale unica fonte di sensibilità e verità umane mentre l'altra campana è tenuta a tacere e se parla considerata solo degna o del riso o del disprezzo), può, in qualunque momenti, accusare qualunque uomo per il più normale degli atti (dicendo che le ha "messo ansia"), se i provvedimenti restrittivi della libertà possono essere emessi anche prima e anche senza riscontri oggettivi e testimonianze terze delle presunte violenze o minacce, allora le ex-mogli troveranno comodo, come prima mossa, usare lo stalking come arma per rendere inefficace l'affido condiviso dei figli o per trattare da una posizione di forza la causa di divorzio. Ecco da dove saltano fuori i "grandi numeri dello stalking contro le donne"!
Ecco perchè dico che il motivo della legge sullo stalking non sono le fantomatiche e presunte molestie ma la demagogia femminista che vuole dare alle stronze in occidente un'arma in più per infierire sugli uomini alla bisogna. Può sinceramente essere considerata positiva una legge che produce i fatti sopra indicati (e non mi si dica che la sua assenza produrrebbe uxoricidi: essi esistono come esistono gli omicidi e possono e debbono essere perseguiti allo stesso modo, senza fare prima il processo alle intenzioni, rendendo reato un atto non ancora violento solo perchè nella testa della presunta vittima anticiperebbe una futura più grave violenza: altrimenti secondo tale principio tutti i cittadini di tutti i sessi dovrebbero essere messi ai domiciliari per prevenire tutti i reati)? E come debbono essere considerate le donne che l'hanno sostenuta? |
|  | | Beyazid_II_Ottomano Primi passi

 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Mar Apr 05, 2011 5:00 pm | |
| A7. “conclusioni del sottocapitolo sulle violenze subite dai due sessi per mano l'uno dell'altro” Concludendo questo sottocapitolo, vorrei puntualizzarne il concetto principale. Poichè la donna è meno dotata in genere di forza, poco vantaggioso risulterebbe per lei, nell'ambito del bellum omnim contra omnes, impiegare la violenza fisica per affermare sul resto del mondo la propria tirannica vanità e la propria vanagloriosa prepotenza. Ai fini della prevericazione sul prossimo le risulta assai più efficace l'utilizzo di quelle armi di cui la natura l'ha dotata in ipercompensazione della presunta debolezza fisica: la perfidia sessuale, la tirannia erotica, l'avvelenamento sentimentale, l'istillamento della follia amorosa, l'ambiguità voluta, l'inganno dei sensi, il raggioro delle menti, il ferimento sentimentale, la mozione degli affetti, la provocazione e l'utilizzo della sensibilità d'animo altrui, l'uso scientifico dei sentimenti più delicati e più forti, l'intrigo sociale e il complotto sotterraneo, la manipolazione degli animi, la violenza della debolezza, il vittimismo, l'uso strumentale della persona (e delle leggi) a qualsivoglia livello, l'instaurazione di sensi di colpa, lo sfruttamento della gentilezza di core o della debolezza sentimentale, il capovolgimento sistematico della verità e l'intorpidimento dei sensi e delle idee come da nero di seppia. In ciò non vi è minore prepotenza, ma solo maggiore perfidia. Non più amore della pace ma meno chiarezza e coraggio nel proprio dire e nel proprio agire. La dimostrazione è costituita dal fatto che quando si trovano a dover agire su minori le donne sono ancora più violente (anche fisicamente) degli uomini (ditte americane consigliano baby-sitter maschi) e che quando invece devono far fronte agli uomini giocano a fare le deboli (pretendendo "protezione", fino al punto da divnire, nell'arroganza, del tutto simili a quelle scimmie sacre del templi di Benhares le quali possono permettersi di tutto sugli uomini senza dover temere le reazioni in quanto protette dal loro status di intoccabili) e poi utilizzano le disparità naturali (di desideri e di psiche) per sbranare in senso economico-sentimentale gli uomini (fino al punto da indurli al suicidio o alla perdita di ogni interesse vitale), quando non le leggi a senso unico per rendere la loro vita simile a quella degli esuli ottocenteschi privati di famiglia, casa, roba, degli affetti, dei figli, delle ricchezze, del frutto di ogni lavoro passato e futuro, di ogni bene materiale e morale, di ogni possibilità economica e psicologica di rifarsi una vita e a volte pure della libertà e della salute con accuse false o strumentalmente esagarate ad arte (conducenti alla galera preventiva grazie a stupidità cavalleresca e demagogia femminista applicate alla giurisprudenza, per la quale si può finire in galera sulla sola parola di una donna anche prima e anche senza riscontri oggettivi e testimonianze terze della presunta "violenza"). Non sono le donne meno assassine degli uomini, lo sono (per forza di cose) in maniera diversa: possono (per tutti i motivi variabili dal capriccio all'interesse economico-sentimentale, dal rancore generalizzato al patologico bisogno di sentirsi vittime, dalla vendetta arbitraria al gratuito sfoggio di preminenza sociale) distruggere (materialmente, moralmente, socialmente, economicamente, giudiziariamente, psicologicamente o anche fisicamente) la vita di chi vogliono (fino ucciderlo o a renderlo un morto vivente) senza doversi esporre in prima persona, ma semplicemente inducendo un altro uomo ad uccidere per loro o (sfruttando a fini personali le leggi a senso unico su aborto, divorzio e violenza sessuale) inducendo l'intera società ad essere l'esecutrice della volontà di assassinare socialmente la vittima designata.
Dimenticavo, SI INTENDONO CON STRONZE LE DONNE APPARTENENTI ALLE SEUENTI CATEGORIE : 1) coloro le quali, essendo appagate del semplice sentirsi ammirate da schiere di corteggiatori, senza che questo necessariamente si traduca in un vero rapporto umano, sincero e appagante, poiché la vanità, naturale nelle femmine, si mostra manifestamente soddisfatta dal ricevere quelle cure, quelle riverenze, quelle attenzioni che i plurimillenari privilegi della Galanteria impongono di tributarle, sfruttano la situazione per attirare ad arte ammiratori e poi respingerli, con l'unico scopo del proprio diletto e del rendere loro ridicoli agli occhi degli amici e dei presenti, dell'offendere il loro desiderio di natura, del farsi gioco del loro purissimo ed ingenguo trasporto verso la bellezza 2)coloro le quali dimenticano come non tutti siano commedianti nati al pari di loro, che si sforzano con ogni mezzo di suscitare ad arte il desiderio negli uomini per poi compiacersi della sua negazione ed infoltire così le schiere di ammiratori, ed alla fine guardano tutti dall'alto al basso, arrivando addirittura a deridere gli approcci, o ad appellare molestatori quegli aspiranti corteggiatori che ingenuamente o maldestramente cercano di conquistarne i favori 3) coloro le quali trattano con sufficienza, se non con aperto disprezzo, coloro i quali tentano un qualsiasi tipi di approccio con loro, atteggiarsi come chi ha tanti ammiratori e può fare a meno di tutti, e far così sentire colui, il quale dal trasporto verso la bellezza sarebbe portato ad affinare la propria anima e il proprio intelletto, uno dei tanti, un uomo senza qualità, un banale “scocciatore”. |
|  | | Beyazid_II_Ottomano Primi passi

 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Mar Apr 05, 2011 5:00 pm | |
| b) questione sociale
Se tu poni avanti l'abusata argomentazione dell'oggetto sessuale (già di per sè un'impostura, in quanto, nell'ambito dell'amore sessuale, che è natura e non idealismo. non esistono soggetto e oggetto, bensì diversi soggetti con diversi ruoli, disiati e disianti), evidentemente inventata dal nulla da parte del femminismo per far sentire in colpa gli uomini per la loro stessa natura in ogni momento della loro esistenza quotidiana, ogniqualvolta guardano, pensano o si protendono verso una donna (sentirsi colpevoli con la frequenza, l'intensità e l'ineludibilità dei desideri di natura: qualcosa di tanto perfido da non poter prima essere concepito neanche dai più feroci torturatori leninisti o nazisti), allora io posso a maggior forza argomentare che ancora meno piacevole di sentirsi un oggetto sessuale (cui comunque si rivolgono un desiderio sincero e un valore reale) risulta essere trattati da freddi specchi su cui provare l'avvenenza, da pezzi di legno innanzi a cui permettersi di tutto (qualsiasi provocazione più o meno sessuata, qualsiasi ferimento intimo, qualsiasi irrisione al disio, qualsiasi inflizione di dolore nel corpo e nella psiche, di inappagamento fisico e mentale fino all'ossessione, di disagio da sessuale ad esistenziale, con conseguenze variabili dall'anoressia sessuale al suicidio), da ferri inanimati da usare senza limiti, remore nè regole come strumento di ogni "test-psicosessuale" (di cui la donna ha bisogno per "divertirsi" o per "essere sicura di aver trovato l'uomo giusto per il tipo di rapporto voluto", sia esso di una notte o di una vita, a costo di distruggere per una sera o per sempre, la vita e la psiche di tutti i candidati), di ogni "gioco di seduzione" (molto vicino allo stupro psicologico), di ogni crudeltà naturale (fatta passare per "raffinata intellettualità sessuale femminile"), in quanto comunque privi di sensibilità e di anima (le stesse femmine-femministe pronte a lamentarsi di un falso storico, ovvero della presunta negazione medievale dell'anima femminile, sono le prime a considerare privi di sensibilità gli uomini la cui diversa sensibilità osi di quando in quando non solo cantare le grazie sensitive e intellettive del femminile, ma anche guardarsi dentro e scoprire le ferite inferte per mano femminea, e come privo di anima quasi l'intero genere maschile quando non più funzionale alla donna, nonostante i poeti maschi di ieri, ma anche quei fanciulli di oggi, tanto seri nell'atto creativo del gioco quanto ingenui nel trasporto per la bellezza, e pronti molto più delle coetanee ad eternare in rime, filosofie, musiche, pitture o poemi la persona amata e disiata quanto a uccidere o morire per causa essa, sarebbero semmai testimonianza dell'esatto contrario, innanzi a chi fa del mero utilitarismo il metro di valore dell'altro sesso), o (come traspare dai vostri stessi racconti) da pupazzi (a volte parlanti, a volte muti) da sollevare nell'illusione solo per farli cadere nella delusione con il massimo possibile di sofferenza fisica e mentale, di irrisione innanzi a loro stessi e agli altri, di senso di nullità innanzi a voi e di umiliazione pubblica e privata.
Se invece vogliamo ragionare in termini più profondi e reali, dobbiamo rilevare come la donna, in quanto soggetto disiato, goda del privilegio di natura (e quindi ANCHE di cultura) di essere dal mondo apprezzata, ammirata, disiata al primo sguardo in sé e per sé, per la sua grazia, la sua leggiadria, la sua essenza mondana (quando manca la bellezza, vi supplisce l'illusione del desiderio), senza bisogno di compiere imprese (cui sono invece costretti i cavalieri i quali senza esse restano purno nulla) o di mostrare necessariamente altre doti, poiché l'uomo la desidera primieramente per la bellezza. Al contrario, poiché la donna vuole selezionare fra i tanti che la desiderano colui che "eccelle", l'uomo è costretto a mostrare un certo valore, a faticare, a competere, a raggiungere una certa posizione socio-economica o anche culturale e di prestigio, giacché il concetto di "eccellenza", trasposto nel mondo umano, non ha valenza soltanto estetica, ma si ammanta di una sfaccettata serie di significati ed implica conseguentemente per l'uomo un'altrettanto variegata serie di "imprese da compiere". Se non vi riesce, rimane un puro nulla e non solo non ha alcuna speranza d'esser degnato d'uno sguardo dalle donne, ma risulta completamente trasparente per tutta la società (giacché non può esercitare nel mondo quell'influenza indiretta sugli uomini e sulle cose per tramite di quanto in essi è di più profondo e irrazionale, quell'influsso sui pensieri e sulle azioni che per disparità di desideri ed inclinazioni sentimentali è proprio della donna). Chi non riesce a raggiungere una certa posizione di preminenza o prestigio nella società o comunque a mostrare eccellenza in doti immediatamente evidenti a tutti ed oggettivamente apprezzate dal mondo, non potrà mai star di paro a chi gode per natura e cultura del privilegio essere mirata dal mondo, apprezzata dalle genti, accettata dalla società e disiata da tutti al primo sguardo in sé e per sé, per la propria grazia, la propria bellezza, quando c'è (quando non c'è, come detto, supplisce comunque l'illusione del desiderio), la propria leggiadria, la propria essenza mondana dunque, senza bisogno di raggiugnere una preminenza economica o lavorativa o mostrare obbligatoriamente altre doti e compiere imprese particolari (come devon invece far i cavalieri, i quali senza esse sono puro nulla e non hanno né stima né accettazione sociale né interesse da parte del sesso opposto). Davanti alla bella donna resterà sempre e solo un "uomo episodico", uno specchio su cui provare l'avvenenza o un pezzo di legno innanzi a cui permettersi di tutto (qualsiasi provocazione sessuale o meno, qualsiasi tensione emotiva, qualsiasi irrisione al disio, qualsiasi umiliazione pubblica e privata, qualsiasi ferimento intimo, qualsiasi riduzione al nulla, qualsiasi inflizione di sofferenza del corpo o della psiche, di inappagamento fisico e mentale degenerante in ossessione, di disagio da sessuale ad esistenziale), un attore costretto a compiacere con recite da dongiovanni la vanagloria femminile o un giullare cui irridere nel disio, uno fra i tanti pronti a dare tutto in pensieri, parole e opere (per non dire dignità, recite, offerte materiali e morali e sopportazioni di patimenti e inappagamenti) in cambio della sola speranza, un cavalier servente pronto a tutto per un sorriso, un orante che miri dal basso verso l'alto chi in maniera imperscrutabile può decidere del suo paradiso e del suo inferno, un mendicante alla corte dei miracoli che attende di ricevere ciò di cui sente bisogno. La sua vita sarà sempre e solo un susseguirsi di tensioni psicologiche, sofferenze emotive, godimenti sperati e patimenti ottenuti, amori sospirati e inganni subiti, paradisi sognati e inferni vissuti, promesse implicite e negazioni esplicite, bellezze vagheggiate e speranze deluse, tirannie potenziali e reali, inappagamenti fisici e mentali, umiliazioni pubbliche e private, sofferenze costanti nel corpo e nella psiche, disagi d'ogni genere e sempiterne frustrazioni d'ogni disio. E tutto questo non perchè le donne siano particolarmente "cattive" (ovvero più cattive di qualunque essere umano si trovi realmente nella condizione di poter infierire sull'altro o comunque di esercitare una forza contrattuale infinitamente superiore a quella subita), ma semplicemente perchè un uomo privo di posizione sociale, ricchezza, potere, cultura, fama, prestigio, successo non ha in un potenziale incontro (il quale, se amoroso, ha sempre qualcosa dello scontro) alcuna arma da contrapporre a quella della bellezza, alcun valore con cui bilanciare (in desiderabilità e potere) un eventuale rapporto (il quale è sempre un dare e avere), alcuna dote, al pari della bellezza oggettivamente valida e immediatamente apprezzabile, per essere mirato da tutti, disiato al primo sguardo e accettato dalla società così come le donne lo sono per le grazie corporali (con cui quindi bilanciare il rapporto di forza contrattuale).
Ne consegue che per la donna la carriera è una scelta, per un uomo un obbligo. Altrimenti è infelice, non può godere di ciò di cui ha bisogno per natura e, al di là dei casi fortuiti, della favole dell'anima gemella o delle apparenze di maniera, non ha né accettazione né stima del sesso opposto.
Tutto ciò che ne consegue, ovvero il fatto che tutti gli uomini debbano lavorare mentre le donne possono scegliere se "essere indipendenti" o "farsi mantenere" (diritto non solo strappato de facto in ogni unione con le ben note disparità di numeri e desideri nell'amore sessuale grazie a cui la donna può adottare il grado di di ricchezza dell'uomo come criterio di scelta almeno quanto per l'uomo lo è la bellezza, ma sancito pure dalla cassazione per cui il tenore di vita del matrimonio deve essere mantenuto anche a costo di costringere l'ex marito a dormire in macchina o a continuare a pagare gioielli e vestiti firmati), il fatto che gli uomini debbano disporsi a svolgere lavori stressanti o alienanti (vedi management, finanza ecc.) solo perchè ben pagati e conferenti primato sociale, mentre le donne possano scegliere l'attività per indole (ad esempio l'insegnamento), per comodità (ad esempio gli impieghi "polleggiati"), per il tempo da lasciare alla famiglia e ai figli (ad esempio il part time), il fatto che siano principalmente gli uomini a dovere, nella lotta per il potere e la ricchezza, a commettere delitti e finire in carcere (poichè, innanzi alla sicurezza di avere una vita sessualmente e socialmente apolide, ridotta ad un susseguirsi di illusioni, irrisioni, ferimenti intimi, umiliazioni pubbliche e private e frustrazioni sempiterne d'ogni disio molti preferiscono il rischio del delitto e della galera), il fatto la maggioranza di chi muore, o spende la vita in sacrificio e fatica, nel lavoro, nella pace come nelle guerre sia costituito da uomini e non da donne (fatto trascurato dalle stesse femministe che non aspettano di avere un 30 percento di morti femminili sul lavoro o nelle "missioni di pace" per richiedere un 30 percento nei CDA e nei parlamenti), non è, come vorrebbero far credere stupidità maschilista e propagande femminista, frutto di condizione debolezza della donna o di discriminazione contro di essa, bensì di una condizione di "forza contrattuale naturale" femminile e del tentativo maschile di bilanciare collettivamente (un tempo, con le mirabili strutture dell'arte come della religione, della politica come della storia, del pensiero come della società) e individualmente (ancora oggi, con lo studio, il lavoro, la posizione sociale, la cultura, il potere, la ricchezza, la fama, il successo, e quant'altro consegue al merito o alla fortuna individuali) tutto ciò che alle donne è dato in desiderabilità e potere, dalle disparità naturali nell'amore sessuale e nella riproduzione e da quelle psicologiche correlate alla predisposizione all'esser madri, affinchè anche l'uomo abbia la stessa libertà di scelta e la stessa forza contrattuale delle donne nella realtà della vita al di là delle apparenza sociali).
Solo stupidità maschilista e propaganda femminista possono chiamare condizione di debolezza e di oppressione tale umano ed equo tentativo di bilanciare in influenza sul mondo a apprezzamento sociale ed amoroso quanto dato alle donne dalla natura.
La donna parte da una posizione di forza. L'uomo deve industriarsi per bilanciarla. Come somma stupidità maschile e ingiustizia femminile, quando vi riesce il bilanciamento è fatto passare come prova della debolezza della donna (tesi maschilista) o della malvagità dell'uomo (tesi femminista), quando non vi riesce sarebbe conferma della stupidità del singolo uomo (maschilisti) o dell'intero genere maschile (femministe). Ecco dove sta la nostra reale debolezza sociale: nel veder considerata debole la donna quando noi riusciamo, con fatica, merito o fortuna o caso, a compensarne la forza in desiderabilità e potere.
Non solum l'uomo, per bilanciare una condizioni di partenza che lo vedrebbe svantaggiato in quanto più importante davanti alla natura, alla discendenza e alla felicità individuale, deve rischiare, faticare o comunque impegnarsi e spendere fortune o meriti individuali, sed etiam il frutto stesso di tale bilanciamento (quando riesce) viene presentato come colpa, come "ulteriore prova" della sua "discriminazione contro le donne", come ulteriore conferma che "queste sono deboli/vittime e vanno protette/risarcite" (quando non riesce è propagandato semplicemente come "conferma della stupidità maschile" o trascurato perchè in esso si spenga ogni speranza di felicità residua per l'uomo, sino al suicidio o alla perdita di interesse per la vita).
Come se non bastasse, il vittimismo uccide anche ogni concetto di parità giuridica. Le leggi su aborto, divorzio e violenza sessuale, poi vengono sistematicamente applicate a senso unico. Per la legge sull'aborto una donna ha non solo la possibilità di disconoscere ed abbandonare un neonato senza alcuna conseguenza legale, ma anche il diritto di decidere ad arbitrio (strano per un mondo dominato dal culto dell'individui autodeterminati uguali per nascita e dalla religione dei diritti umani e dei diritti dei più deboli) sulla vita e la morte del nascituro, mentre l'uomo ha il dovere sia di riconoscere e mantenere figli che non voleva (a volte neanche suoi), sia di accettare che un figlio voluto sia soppresso dalla compagna. Per la legge sul divorzio, la donna ottiene sistematicamente la casa, i figli, metà o più delle sostanze del marito e soprattutto il diritto a scegliere se lavorare se ne ha voglia, se lo ritiene vantaggioso, se trova un impiego che la appaghi materialment e moralmente o farsi mantenere a vita dall'ex-marito in caso contrario (e anche qualora questo non ne abbia più la possibilità economica, come dimostrano i separati costretti a dormire in macchina, a fare gli straordinari o a divenire barboni, folli o omicidi nel tentativo di sostenere "alimenti" impossibili), mentre l'uomo ha il dovere di accettare il rischio di fare la fine di un esule ottocentesco (privato di casa, famiglia, roba, affetti e di ogni possibile speranza futura di felicità), di continuare a mantenere chi non sta più con lui (e magari si è messa con un altro con cui potrebbe benissimo vivere senza aiuti dall'ex) quando non di finire in galera per stupro coniugale, violenza domestica o stalking a causa di accuse false, infondate, distorte o esagerate ad arte e comunque usate a fini meramente strumentali per metterlo in condizioni di debolezza contrattuale nella causa di divorzio.
Che una donna debba mantenere un uomo non accade mai, poichè, anche senza le disuguaglianze legali de facto, esistono quelle naturali di numeri e desideri, in conseguenza delle quali per le donne la posizione socioeconomica di un uomo è un criterio di scelta imprescindibile almeno quanto per gli uomini lo è la bellezza corporale nella scelta della consorte. Che un uomo possa accusare degli stessi reati una donna è parimenti raro per le disparità di fiducia a priori di cui per via di due millenni di cristianesimo e di stupidità cavalleresca e due decenni di demagogia femminista i due sessi godono presso polizia, società e tribunali. Per la legge sulla violenza sessuale la parola di una donna (se credibile), vale di fatto come prova (tanto che si finisce in galera immediatamente in attesa di indagini più accurate, come accaduto al ragazzo di bologna prosciolto dopo due anni di domiciliari quando finalmente le indagini difensive trovarono testimoni in favore, del processo, come accaduto a diversi ragazzi accusati di violenza su discotecare varie, o addirittura dell'appello, come accaduto a dua cagliaritani accusati di stupro di gruppo pur in assenza di ogni prova della violenza sessuale sul corpo della ragazza), mentre quella di un uomo, per valere, ha bisogno di schiaccianti evidenze in favore (i due romeni della cafferella sono restati in carcere persino dopo che il dna li aveva scagionati, per "il quadro inquisitorio comunque pesante", il che vuol dire "per l'accusa della vittima").
Addirittura negli usa (verso cui però anche l'europa si sta muovendo) anche solo chiedere all'accusatrice di fornire descrizioni dettagliate e dimostrabili dei fatti, riscontri oggettivi della presunta violenza, prove certe, oggettivamente valutabili e razionalmente quantificabili dell'effettiva gravità e realtà del danno ricevuto (il quale solo giustifica, in uno stato di diritto, una grave condanna) è considerato "seconda violenza" (esattamente come nel processo inquisitorio secondo la caricatura anticlericale, nel quale il mettere in dubbio l'accusa, tanto da parte dell'imputato quanto da parte del suo difensore, costituiva di per sè prova di colpevolezza o comunque aggravante del reato ipotizzato), quando al contrario è soltanto mettendo in dubbio entrambe le versioni e cercando senza pregiudizi riscontri nei fatti all'una o all'altra è possibile stabilire la verità. Mike Tyson non ha potuto far valere il fatto che l'accusatrice aveva falsamente accusato un altro brian ha dovuto dimostrare la consensualità del rapporto (quando di norma dovrebbe essere l'accusa a dover provare la non-consensualità, non essendo il rapporto reato in sè ma solo se dovuto a minaccia o costrizione) parlanti è in carcere senza prove. Ecco, questa è la "presunzione di innocenza" americana. chiunque può andare in galera a tempo determinato per la sola parola di una donna senza riscontri oggettivi. E l'uguaglianza è questa: qualsiasi accusa anche solo minimamente afferente al sesso diviene nell'inconscio collettivo di giudici, poliziotti e media identificata con la colpa più grave immaginabile, anche quando nulla ha a che fare con quanto ogni mondo civile ha in ogni tempo definito e punito come stupro. Ecco che così non esiste più non solo una presunzione di innocenza, ma nemmeno, per i colpevoli, una pena proporzionata all'effettiva ed oggettiva gravità della colpa. qualsiasi minimo o presunto ferimento alla soggettiva sensibilità femminile nella sfera sessuale è considerato crimine massimo da punire nella miniera più ampia, dolorosa e umiliante possibile (e senza possibilità di normale difesa), mentre ferimenti anche più gravi alla diversa e non già inesistente sensibilità maschile vengono passati come trascurabile banalità, divertente normalità o addirittura diritto della donna. Toccare un sedere costa anni di carcere, mentre "toccare" in maniera molto più dolorosa, frustrante, e provocante ferimento emotivo, irrisione profonda, umiliazione pubblica e privata, sofferenza fisica e mentale, disagio da sessuale ad esistenziale il corpo o la psiche maschili (facendo ad esempi ripetutamente le stronze nella maniera che ho definito mille volte e che tutti, interessate comprese, sanno per vera) è addirittura divenuto stile pubblciitario o hollywoodiano. Cercare disperatamente di ristabilire un contatto con chi, nonostante tutto, è ancora la madre dei suoi figli, può costare al marito una condanna decennale, mentre ridurre la sua vita quella di un esule ottocentesco privato di casa, famiglia, roba, beni materiali e morali, figli, interesse per la vita e residue speranze di felicità non costa nulla alla ex-moglie (anzi fa guadagnare molto). Cercare di ottenere un rapporto sessuale in una maniera per la quale la demagogia femminista ha anche solo un minimo dubbio di consensualità (uso di alcool, corteggiamento insistente, promesse di favori lavorativi, atteggiamento da conquistatore ecc.) è considerato tanto grave da giustificare almeno dieci anni di carcere (anche quando i presunti danni alla presunta vittima, quando esistono, spariscono dopo la prima tinozza d'acqua bollente o vengono dimenticati dopo un congruo risarcimento) e provocare intenzionalmente ad un uomo danni ben più gravi e ben più certi (violenze fisiche e mentali nella sfera sessuale, come ballbusting pretestuoso o la stronzaggine del suscitare ad arte il disio e poi compiacersi della sua negazione e di come essa, resa massimamente dolorosa, umiliante e beffarda possibile da una studiata perfidia e da una premeditata e sperimentata tecnica, possa far patire all'uomo le pene fisiche e mentali dell'inferno della privazione dopo le promesse del paradiso della concessione, farlo sentire una nullità, ferirlo emotivamente, renderlo ridicolo davani a sè e agli altri, umiliarlo in pubblico e in privato, provocargli irrisione al disio, sofferenza fisica e mentale, inappagamento fino all'ossessione e disagio da sessuale ad esistenziale, o addirittura, e i casi famosi non sono mancati, mutilazioni, devastazioni del corpo o della psiche tali da impedire di vivere ancora felicemente il sesso, come comunemente avviene ogni sera alle vittime delle tante stronzette da discoteca, spoliazioni di ogni ricchezza materiale e sentimentale, legalizzata come divorzio e mantenimento, confisca dei beni e privazione dei figli con qualche denuncia enfatizzata ad arte, distruzione con metodi femminili della famiglia e di ogni affetto privato e di ogni rispettabilità sociale, addirittura omicidi) vengono trattati come follie momentanee da curare con qualche mese di clinica.
E anche in europa si sta introducendo questa porcheria per la quale (alla faccia dell'uguaglianza) un uomo può finire in galera solo sulla parola dell'accusatrice senza riscontri oggettivi (mentre ovviamente non vale il contrario, e non solo perchè la disparità di desideri è tale che sono sempre e solo gli uomini a doversi far avanti e quindi a rischiare accuse di violenza, ma anche perchè, quando la violenza è femminile, come nel caso di accuse false di stupro che producono nella vittima, sottoposta da innocente a carcere, gogna mediatica, distruzione affettiva del mondo e pericoli di violenze fisiche e psicologiche di ogni genere quali ritorsioni, un trauma comparabile a quello di una vera vittima di stupro). E nessuno se ne lamenta. Basta dunque essere ritenuti credibili e saper raccontare storie credibili per far finire in galera qualsiasi uomo senza prove? Ma non è pazzesco e indegno pure del medio-evo? Come si può tollerare una cosa del genere in uno stato di diritto? Come si può concedere a tutte le donne su tutti gli uomini un potere di distruzione arbitraria della vita quale avevano i re, i principi e le polizie segrete nei momenti più bui della storia? Nessuno che osi dubitare (come ogni ricerca della verità pretende) sulla veridicità a priori delle accuse? Vi sono mille motivi per accusare falsamente: capriccio, vendetta arbitraria, ricatto, interesse economico-legale o gratuito sfoggio di preminenza nell'esser credute a priori e considerate unica fonte di verità e sensibilità umana mentre l'altra campana è tenuta a tacere o reputata degna del riso o del disprezzo. E anche se non ve ne fossero, deve sempre spettare all'accusa provare la sussistenza di un reato, non alla difesa dimostrarne la non esistenza (del resto, come insegna l'epistemologia di Popper, di quanto esiste è sempre possibile in linea di massima provare l'esistenza, mentre di quanto non esiste non sempre è possibile provare la non-esistenza). Non è necessario pensar male delle donne in particolare. Anche le persone più irreprensibili possono, in ogni ambito della vita, voler accusare falsamente qualcuno di un certo reato per i più reconditi e inspiegabili motivi, specie se rischiano poco o nulla (rispetto all'accusato) e sanno di essere credute gettando una presunzione di colpa sull'accusato. Più si toglie la presunzione di innocenza, più si incoraggia fra le persone la tentazione e il costume di togliere di mezzo gli "indesiderati" tramite la delazione (come nei regimi totalitari). Per questo in tutti gli altri reati, prima di chiedersi perchè l'accusa dovrebbe mentire, ci si chiede se esistono prove del fatto denunciato. Non si può basare un'azione penale soltanto sulla parola di chi accusa, per quanto credibile possa apparire nel presente o essere stata in passato. Perchè poi la credibilità della parola di una donna vale e quella di chi si deve difendere da lei no, anche se magari in passato è stato sempre credibile come e più di lei? Allora vi è disparità giuridica! Le "dame" sono trattate da aristocratiche con il diritto di definire i confini fra lecito e illecito e far valere la propria parola come prova anche di quanto non avvenuto. In uno stato di diritto non solo la parola di tutti deve avere uguale valore, ma è preferibile un colpevole fuori che un innocente dentro, quindi in dubio pro reo.
Ecco a cosa porta dire "la donna è il sesso debole ma w le donne!" Innanzitutto a rovesciare la realtà e a svalorizzare l'uomo, non certo a combattere un maschilismo inesistente (se non come stupidità di certi uomini che giocano a fare i possenti quando dovrebbero capire di essere in una condizione di debolezza psicosessuale aggravata da quella giuridica e dalla impossibilità di compensazione socio-economica causa egalitarismo). Osi dire che la donna è "ancora il sesso debole di questa società"? Osi dire che la società occidentale è "maschilista"? Come se appunto non si fosse già, alla prova dei fatti, all'estremo opposto, quello di una sistematica svalutazione della figura maschile iniziata alle elementari (in cui si viene bombardati dalla distorsione femminista e colpevolizzante del passato costituita di anacronismi morali con finalità strumentali) e proseguita, con lo stile pubblicitario (nel quali i maschi sonon rappresentati soltanto o come brutti e cattivi, da punire sempre, fisicamente, psicologicamente o giudiziariamente, nella maniera più ampia, sistematica immediata, giustificata ed eclatante possibile, con metodi variabili dai calci nelle palle all'omicidio, o come giullari da irridere nel disio in ogni modo e luogo, quando non come freddi specchi su cui provare la propria avvenenza o meri pupazzi da sollevare nell'illusione e far cadere nella delusione con il massimo del dolore e dell'umiliazione possibili) fino al vertice della cultura ufficiale politicamente corretta (pronta sistematicamente a presentare tutto quanto è più o meno fondatamente ritenuto maschile come brutto, cattivo, impuro, rozzo, primitivo, violento, brutale, semplicistico, volgare e tutto quanto è più o meno arbitrariamente presentato come femminile quale bello, buono, puro, raffinato, evoluto, pacifico, ragionato, complesso, nobile), passando per l'interpretazione sociologica di certa pseudoscienza prefigurante un mondo di sole donne e figurante già oggi gli uomini come inutili e dannosi (da convertire in una brutta copia delle donne o addirittua da eliminare del tutto in prospettiva, o comunque da spingere ai margini della società, apolidi e con una vita ridotta ad un susseguirsi di provocazioni, irrisioni, ferimenti fisici e psicologici profondi e inappagamenti sempiterni d'ogni disio nonchè di impossibilità senza scampo sia a sentirsi apprezzati e accettati per quello che sono sia a emergere in qualsiasi modo per esserlo, come da tempo ogni maschio sente di dover fare), quello di una società senza padri, quello dell'aspirazione collettiva ad un mondo di uomini "fuco", quello, più realisticamente, di un mondo in cui gli uomini (finchè utili tenuti socialemnte attivi) hanno solo doveri senza diritti, solo difetti senza pregi, e solo accuse senza difese, quello di una società pronta a trattare da violentatori cittadini innocenti fino a prova contraria, ancora prima di aver provato la preseunta violenza al di là di ogni dubbio in un regolare processo in modo oggettivo e chiaro a tutti, mediante riscontri fattuali incontrovertibili o testimonianze concordanti di persone terze rispetto ad accusa e difesa, spesso ancora prima di poter aver anche solo vagamente ricostruito i fatti, quello della gogna morale, mediatica e a volte pure giudiziaria cui è immediatamente sottoposto, basta leggere i giornali, chiunque, anche il più educato, stimato e pacifico dei ragazzi, venga accusato da una donna anche per fatti le cui effettive gravità e realtà sono tutte da verificare,quello del processo inquisitorio in cui la semplice parola dell'accusa viene assunta a priori come prova solo perchè ritenuta "credibile" (ma allora perchè non dovrebbe essere credibile anche la parola dell'accusato?), in cui il solo metterla in dubbio o chiederle di portare prove concrete e testimonianze terze per essere creduta viene considerato mancanza di rispetto o ulteriore prova di colpa (o addirittura "seconda violenza" come dicono le femminista made in usa, quasi la "prima" fosse automaticamente dimostrata dal tentativo stesso dell'uomo di difendersi dalle accuse della donna) in cui, solo perchè il suo racconto è riscontrabile fino ad un certo punto, viene presa per verità anche su quanto non è affatto dimostrato da prove dirette o da testimonianze terze, in cui si lascia alla difesa l'onere di dimostrare falsa l'accusa non provata!
|
|  | | Beyazid_II_Ottomano Primi passi

 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Mar Apr 05, 2011 5:00 pm | |
| III. Per il resto...
Non posso affatto dire “w le donne”.
Proprio perchè quanto ho detto sulla "debolezza maschile" (ma io poi preferisco chiamarla sensibilità alla bellezza ed ingenuità di disio, poichè da essa possono derivare, testimoni i poeti, le più raffinate squisitezze intellettuali e le più delicate soavità sentimentali) è vero (e dalla situazione dell'amor naturale, in cui mentre l'istinto maschile è disiare in ogni creature femminina la bellezza con la rapidità del fulmine e l'intensità del tuono non appena essa appare ai sensi nelle grazie corporali, conformemente alla necessità di propagazione della specie, quello femmine è sentirsi in ogni dove belle e disiate per attirare quanti più maschi possibili, metterli alla prova e scegliere chi eccelle nelle doti volute, conformemente alla necessità di selezione della specie, è, continua per sublimazione ad essere la femmina a scegliere e decidere e il maschio a seguire e faticare per essere scelto anche in molto altro se non intervengono freni e compensazioni) tutte quelle mirabili strutture dell'arte come della religione, della politica come della storia, del pensiero come della società, che la demagogia femminista ha convinto oggi a smantellare in nome di una finta uguaglianza, e che i più forti e saggi fra gli uomini fondatori di città e civiltà avevano storicamente concepito, anagogicamente per misurare i millenni e non essere raggiunte dai contemporanei nè superate dai posteri, ed edemonicamente per avere la stessa libertà di scelta e la stessa forza contrattuale in quanto più conta innanzi alla natura, alla discendenza ed alla felicità individuale, non costituivano "oppressione della donna" ma "giusti e umani bilanciamenti per l'uomo libero e felice". Proprio perchè tale debolezza non è cavallerescamente rispettata dalla donna, ma perfidamente sfruttata al di là di ogni ragione, di ogni regola, di ogni logica, di ogni remora e pietà, non posso amare le donne (come le donne hanno diritto a non amare chi non è cavaliere con loro in altri campi).
Proprio perchè la donna gode del privilegio di natura e quindi di cultura d'esser universalmente mirata, amorosamente disiata, socialmente accettata per quello che è - bella (quando la bellezza manca o è mediocre supplisce l'illusione del desiderio) senza bisogno di dover mostrare altre doti o di compiere imprese particolari (cui sono invece costretti i cavalieri i quali senza esse restano puro nulla socialmente trasparente), il fatto di non avere sempre il femminista 50 e 50 non dipende da discriminazioni (del genere: "non ti permetto di svolgere questo mestiere perchè sei una donna" o "anche se fai questo lavoro a parità di competenza e straordinari ti pago meno perchè sei nata femmina") ma dal tentativo umano e disperato dell'uomo di compensare con lo studio, il lavoro, la fama, il successo, la ricchezza, la cultura, il potere, la fatica, il merito o la fortuna individuali tutto quanto (in desiderabilità e influenza sul mondo) alla donna è dato delle disparità di desideri nell'amore sessuale e da quelle psicologiche correlate alla predisposizione all'esser madre (se un uomo non raggiunge una certa posizione di preminenza o prestigio sociale resta negletto dalle donne, perchè non è in grado di rappresentare ai loro occhi "la miglior scelta", "il miglior padre per la futura prole", l'eccellenza nelle doti qualificanti la specie e per questo desiderabili simmetricamente alla bellezza femminile, e trasparente per la società, perchè non può nemmeno contare su quel modo di influire sulle cose e sugli uomini proprio della donna, agito, a prescindere da cultura e società nei ruoli comunque presenti di madre, moglie, sorella, amante, amica, confidente, per tramite di quanto negli uomini vi è di più profondo e irrazionale e notato persino da Rousseau) .
Proprio perchè voglio vivere libero e felice, appagato sia nel bisogno naturale di godere della bellezza così come questa è diffusa nella vastità multiforme delle creature femminine sia in quello psicologico di poter scegliere liberamente le persone con cui scambiare emozioni e sentimenti, i modi in cui interpretare la realtà, gli stili secondo cui percorrere ogni aspetto dell'esistenza, e non essere soggetto nè, in particolare, durante quel residio di medioevo indegno di un uomo libero chiamato corteggiamento, a perfidie sessuali, tirannie erotiche, avvelenamenti sentimentali o irrisioni al disio da parte della dama di turno, nè tantomeno nella vita in generale, a sottoporre sistematicamente i miei gusti, le mie scelte, i miei stili di vita, i miei pensieri, i miei desiri, la mie emotività, il mio sentire, il mio vedere il mondo, al giudizio ultimo del capriccio estetico, sentimentale, morale o "filosofico" femminile, e non accetto di sottopormi come tu vorresti a "castità e obbedienza" verso una sedicente dea (la sopravvalutazione estetico-filosofico-morale della figura femminile rende questa dea nel duplice profilo di simbolo di ogni bellezza e virtù umane e di fonte giudicatrice del bene e del male) che nè promette un'eterna vita (anzi, solo di rendere la vita presente un susseguirsi di negazioni, dannazioni, condanne della mia più profonda e vera natura di riduzione ad apolide di impotenza sociale e individuale di ogni mio pensiero ed ogni mia azione di dipendenza di ogni mio bene e di ogni mio male dai gusti del genere femminile e dai capricci della dama di turno di irrisione di ogni mio puro e ingenuo trasporto sessuale, emotivo e sentimentale e di frustrazione sempiterna d'ogni disio) nè mi tratta da figlio (piuttosto da cagnolino, o addirittura da automa chè nessuna persona amante imprigiona d'amore l'altro perchè lo disprezza e lo considera inferiore e non perchè lo apprezza e lo considera tanto prezioso e pieno di doti delicate e rare da aver bisogni di restare in gabbia, per non dire da schiavo, chè nessuna madre eserciterebbe la propria autorità sul figlio non per cullarlo, proteggerlo, appagarlo nei sogni e nei bisogni, ma per irriderlo, umiliarlo, costringerlo, farlo patire nel corpo e nella psiche e privarlo di ciò di cui ha disio naturale), mi rifiuto, fino a quando non potrò disporre di qualcosa di immediatamente apprezzabile ed oggettivamente valido al pari della bellezza, con cui essere mirato, disiato e accettato al primo sguardo e a prescindere da tutto il resto come le belle donne lo sono per le loro grazie corporali, con cui bilanciare ogni eventuale rapporto (anche solo emotivo) in desiderabilità e potere (o anche solo renderne interessante agli occhi della donna l'eventualità, tanto da concedere l'occasione di un rapporto solus ad sola in cui POI rendere sensibili le eventuali doti di sentimento ed intelletto da lei volute ma d'apprezzamento soggettivo ed arbitrario) di cui le donne sentano bisogno e brama di forza e rapidità pari o superiori a quelli del mio natural disio di cogliere in loro la bellezza e di goderne l'ebbrezza dei sensi e delle idee, di avere il minimo contatto non commerciale con una donna non prostituta.
Quando ero giovane tentavo anche di vedere le donne sempre come gemme rare e preziose da difendere e proteggere ad ogni costo e sognavo di poter essere il loro cavaliere e il loro poeta-cantore d'immortalità. Poi, dopo essere stato trattato con sufficienza se non con aperto disprezzo non da miss italia, ma da donne di bellezza men che mediocre, dopo aver sperimentato quanto illusorie siano le credenze sull'anima gemella con cui dialogare come il poeta alla luce della luna confidando i teneri sensi, i tristi e cari moti del cor, la ricordanza acerba, dopo aver toccato con mano l'esistenza di donne il unico scopo esistenziale pare quello di suscitare ad arte il desiderio per poi compiacersi della sua negazione e infliggere così tensioni psicologiche, ferimenti intimi, sofferenze emotive, irrisioni al disio, umiliazioni pubbliche o private, dolori d'ogni sorta nel corpo e nella psiche, inappagamenti fisici e mentali fino all'ossessione e disagio da sessuale ad esistenziale, al solo fine della propria vanagloria, del proprio patologico bisogno d'autostima, del proprio sadico diletto, del proprio interesse economico-sentimentale o del proprio gratuito sfoggio di preminenza erotica, dopo averle viste trattare l'uomo come uno specchio su cui testare la propria avvenenza, un pezzo di legno innanzi a cui permettersi di tutto, un giullare da far impazzire e illudere per crudele scherno e poi deludere, un burattino da manovrare per divertimento e poi gettare a piacere dopo averlo irriso, e averle addirittura sentito affermare esplicitamente il loro ruolo essere quello di usare l'illusione della bellezza come arma per far patire gli uomini fisicamente e mentalmente, per tenerli ad arte nell'inappagamento corporale e psicologico, per farli sentire un nulla innanzi a loro, per tiranneggiarli in ogni ambito, per rendere la loro vita un susseguirsi di irrisioni d'ogni sorta, di umiliazioni private e pubbliche e di frustrazioni sempiterne d'ogni disio, per gettarli in un abisso di pene da inferno dopo aver promesso il paradiso, per rendere loro impossibile vivere la sessualità in maniera tranquilla e appagante, e far dimenticare il sorriso e la libertà dei giorni in cui ancora non si amava, per togliere ad essi ogni altro interesse per la vita ed ogni residua speranza di gioia, e il ruolo dell'uomo dover essere quello di accettare sorridendo senza fiatare tutto questo e tutto faticare, tutto offrire, tutto soffrire per loro nella vana speranza, dopo aver visto coetanei indotti non solo alla depressione, ma persino al suicidio dalle donne dalla cui bellezza e dal cui veleno sentimentale sono stati intenzionalmente illusi e morsi, ho lasciato perdere ogni prospettiva cavalleresca, ho cambiato idea, ed ora credo nella necessità di avere sempre delle armi per pareggiare in desiderabilità e potere la bellezza femminile, non perchè le donne siano tutte malvagie e perfide, ma perchè non è nè moralmente nè razionalmente accettabile che un uomo possa trovarsi senz'armi alla mercè di quel sottoinsieme di tiranne vanagloriose e di stronze prive di limiti, regole e pietà che potrebbe incontrare abbandonandosi ingenuamente all'arte del corteggiar pulzelle (prima del contatto non si può sapere se una fanciulla sia stronza e già dopo il primo contatto o si è già stati feriti nel corpo o nella psiche o è troppo tardi per poter sfuggire alla trappola, alla tirannia, all'inganno o alla perfidia che la stronza di turno ha preparato senza farcene accorgere). Come non sarebbe accettabile che una fanciulla innocente possa trovarsi senza difesa alla mercè di un sottoinsieme di uomini violenti e privi di scrupoli. Detto per inciso, per difendere le fanciulle dai bruti vi sono gli organi di polizia e le leggi, ma per difendere i fanciulli dalle stronze non sono nè state istituite leggi nè tantomeno si sono instaurati costumi (stupdità cavalleresca e demagogia femminista incentivano al contrario lo stronzeggiare senza limiti nè remore nè regole, dato che permettono alla donna letteralmente di tutto davanti all'uomo senza dover temere le reazioni per via del suo status di intoccabile che la rende arrogante peggio delle scimmie sacre del templio di Benhares).
|
|  | | Sophiael Giovane penna


 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Mer Apr 06, 2011 12:24 pm | |
|  http://giudizio.forumgratis.org/index.php?s=47903f80cab2956af97fbcd4ec4c7846&showtopic=718 Commento degli Angeli.
"Una vera Donna si distingue da una femmina umana per due sole ragioni:
1) Non si mette mai in mostra per vendersi al migliore offerente.
2) Non compete affatto con l'Uomo mediante scuola, carriera e favella.
Questa Donna sulla Terra è ormai una perla rarissima, nessuno mai le farebbe violenza e neppure ingiuria, poiché ella è come un bambino che richiama solo Amore. Il resto sono povere amazzoni fallite, usate fin da giovani da cani e porci di cui non ricordano più nemmeno i nomi, ma tali femmine non valgono nulla e non possono pretendere nulla, tantomeno l'Amore. Sono la putrefazione di questa società".
Cancellate pure se volete, tanto il Giudizio di Dio resta, soprattutto su chi lo rinnega. |
|  | | Doxy_Clar Penna esperta


 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Ven Apr 29, 2011 5:09 pm | |
| Certo ceh c'e n'è di Gay al mondo... |
|  | | Sara68 Scrittore


 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Lun Gen 02, 2012 12:02 pm | |
| | Sophiael ha scritto: | 
http://giudizio.forumgratis.org/index.php?s=47903f80cab2956af97fbcd4ec4c7846&showtopic=718
Commento degli Angeli.
"Una vera Donna si distingue da una femmina umana per due sole ragioni:
1) Non si mette mai in mostra per vendersi al migliore offerente.
2) Non compete affatto con l'Uomo mediante scuola, carriera e favella.
Questa Donna sulla Terra è ormai una perla rarissima, nessuno mai le farebbe violenza e neppure ingiuria, poiché ella è come un bambino che richiama solo Amore. Il resto sono povere amazzoni fallite, usate fin da giovani da cani e porci di cui non ricordano più nemmeno i nomi, ma tali femmine non valgono nulla e non possono pretendere nulla, tantomeno l'Amore. Sono la putrefazione di questa società".
Cancellate pure se volete, tanto il Giudizio di Dio resta, soprattutto su chi lo rinnega. |
Commento degli Angeli?!?! Giudizio di Dio?!?!???? E proprio vero che ....La mediocrità delle metafore occultanti la pochezza di Spirito, come le patologie psicotiche, consolida la menzogna e gli ipocriti sostengono l'opera.... ma sarebbe interessante riprendere questo argomento con pertinenza alla tipologia relazionale tra lui e lei... |
|  | | margherita55 Scrittore


 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Lun Gen 02, 2012 2:39 pm | |
| .....mi fa pensare alla Maddalena!!!!!...ma nella purezza della donna non della FEMMINA. Quindi credo fermamente che un ANGELO non si rivolgerebbe mai alla specie generalizzando le creature viventi. Non per questo non amo gli animali, tutt'altro. Ma credo che sia offensivo chiamare la donna femmina, è come se io chiamassi l'uomo mandrillo. |
|  | | Sara68 Scrittore


 | |  | | margherita55 Scrittore


 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Mer Gen 04, 2012 3:36 pm | |
| ..........mia cara la mediocrità stà!!!.. nel non vedere oltre il proprio naso. |
|  | | Lucy Penna esperta

 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Dom Mar 11, 2012 3:32 pm | |
| | Keko ha scritto: | Le 10 crudeltà preferite dalle donne
Le donne sono dolci, sensibili, romantiche e… crudeli! Anche senza scomodare l'incarnazione di Crudelia Demon, l'altra metà del cielo, quando ci si mette, sa essere decisamente diabolica. E per supportare questa tesi Fox News ha stilato una lista di 10 crudeltà a cui vengono sottoposti gli uomini da parte del "gentil" sesso. Ecco il decalogo della perfetta Crudelia:
1. Non rispondere al telefono La maggioranza degli uomini è contenta quando riesce a "conquistare" il numero di telefono cellulare di una donna. Il problema è che, però, molte di loro gli propinano un numero falso o, nel migliore dei casi, anche se questo è vero, non rispondono alla chiamata.
2. Sfruttare l'uomo per bere gratis Alcune signore evitano accuratamente di andare al bar o al pub per non essere costrette a spendere soldi. Oppure, per ovviare a questo inconveniente, si servono semplicemente della loro "femminilità" per solleticare l'istinto da "cavaliere" dell'uomo per farsi offrire da bere. Mentre alcune usano questa strategia anche per conoscere meglio il nuovo amico, altre crudelmente fanno finta di flirtare o mostrare interesse per la persona e poi, invece, sparire dopo che hanno ottenuto quello che volevano. Quelle che danno il meglio di sé, vanno avanti con la commedia illudendo l'uomo che prima o poi riusciranno a conquistarle.
3. Usare l'uomo come "segnaposto". È proprio il caso di dirlo: è l'uomo oggetto nel vero senso della parola. Potrebbe infatti essere una borsa o un ombrello ma, in questo caso, il segnaposto, o meglio, l'animale da compagnia è proprio lui. Se lei ha almeno un briciolo di coscienza, quando capisce di non provare più alcun interesse per un maschietto, lo lascia andare. Se invece è una di quelle che non riesce a stare da sola ed è crudele, si tiene stretta il surrogato da compagnia fino a quando non trova un'altro che lo sostituisca.
4. Manipolare l'uomo emotivamente. Agli uomini non piace vedere una ragazza piangere: molte lo sanno e sfruttano questa debolezza per scopi personali e poco lodevoli. Per ottenere quello che vogliono, molte si cimentano in vere e proprie scene da melodramma. Lui, che è un bamboccione, a questo punto cede e l'accontenta pur di non vedere altre lacrime.
5. Usare violenza fisica. Può sembrare strano, ma non sono solo gli uomini ad alzare le mani E dato che la società condanna giustamente le violenze fisiche sulle donne, ma trascura quelle di senso opposto, qualcuna si sente in diritto di valersi di questa opzione per far fare a lui quello che lei desidera, senza peraltro sentirsi in colpa.
6. Criticare il partner in pubblico. Nessuno è perfetto, si sa. Ma questo per alcune donne tendono ad approfittare delle debolezze del loro "lui" e a rimarcarle in pubblico, umiliando consapevolmente il proprio uomo di fronte a estranei o conoscenti. Qualcuna, particolarmente crudele, trova tutto ciò molto divertente.
7. Non rivelare a un corteggiatore il proprio stato di "occupate" Molte ragazze, quando vengono corteggiate da un uomo, non gli rivelano che sono già impegnate sentimentalmente. In questo modo fanno credere allo spasimante di avere delle possibilità che, invece, non ha. In questo modo si sentono adulate e godono delle attenzioni del poveraccio di turno.
8. Fargli elemosinare il sesso. Per l'uomo il sesso è vitale come l'aria che respira e le donne in genere lo sanno. Ecco così che l'amore si trasforma in un'arma da usare in caso di necessità. Per punire infatti l'uomo ritenuto manchevole in qualche cosa, lei può rifiutargli i propri favori amorosi. Allo stesso modo possono usare l'arma sesso per ottenere qualcosa: crudele, ma efficace.
9. Mettere alla prova l'uomo con piccoli e grandi ricatti Lui è già bello pronto per uscire con i suoi amici o per andare a giocare la finale di calcetto… e lei telefona all'ultimo istante chiedendogli di cambiare i propri piani e passare la serata con lei. Non c'è un motivo particolare o una questione importante: vuole solo stare un po' con lui. E tutto questo anche se sa che sa che lui aveva un progetto, ma "se davvero l'ama" deve dimostrare di preferire lei a loro. E se lui non cede al meschino ricatto e sceglie gli amici, allora ci sono buone probabilità che da quel momento in poi avrà tutte le serate (e le giornate) libere…
10. Farlo ingelosire Le donne sanno trasformarsi in vere e proprie specialiste nel far ingelosire il proprio uomo. I motivi possono essere diversi: si sentono poco considerate, hanno litigato, sono arrabbiate… oppure semplicemente godono nel vedere uscire il fumo dalle orecchie del partner. Quale che sia il motivo, flirtando con altri uomini, queste donne mostrano di essere poco mature e crudeli.
Qualcuna si riconosce in qualche punto o (speriamo di no) in tutti? Be', se così fosse e questi atteggiamenti sono occasionali, possono anche essere modificati in positivo. L'importante è che non diventino la norma: potrebbe succedere che qualche uomo cominci a pensare di ribellarsi… Oppure, …uhm… no, non è possibile.
TGcom.it
 |
Ritengo che chi fa queste cose non sia degna di essere definita donna, sono cattiverie che comunque ritornano al mittente, tipiche di chi vive il rapporto donna-uomo come una specie di sadica lotta di sopraffazione, molto spesso perchè ha molti deficit fisici, morali, mentali, caratteriali, e cerca d'imporsi con l'aggressività. |
|  | | armonia_completa Oltre l'apparenza....

 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Lun Mar 12, 2012 1:16 pm | |
| CONCORDO PIENAMENTE ANCHE PERCHE' SINCERAMENTE NON MI RICONOSCO IN NESSUNO DI QUESTE OPZIONI, SE DEVO DIRE UNA COSA LA DICO PUNTO E BASTA, NON HO MOLTI GIRAMENTI PER ARRIVARE A DIR QUELLO CHE PENSO, SONO MOLTO DIRETTA.... PERCHE' RACCONTARE UNA COSA PER UN'ALTRA???? BAH, FORSE SI PARLAVA DELLE GIOVANISSIME, PUO' ESSERE.... _________________ ♥..Gli incontri piu importanti sono già combinati dalle anime prima ancora che i corpi si vedano..♥ Paulo Coelho
|
|  | | Lucy Penna esperta

 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Lun Mar 12, 2012 2:30 pm | |
| No, purtroppo è un fenomeno atavico, non solo delle giovanissime, pare che la debolezza psicologica femminile assai diffusa ne sia la causa, volendo ergersi in tal modo oltre la propria altezza.
Sono contenta di essere esente da queste bassezze, ma ne vedo molte in giro e fanno pena. |
|  | | armonia_completa Oltre l'apparenza....

 | Oggetto: Re: Se lui e lei giocano a gatto e topo Lun Mar 12, 2012 5:42 pm | |
| SOPHIAEL: 1) Non si mette mai in mostra per vendersi al migliore offerente. CONCORDO IN PIENO MA CHE SI DICA CHI SIA O CON QUALE CRITERIO SI DEFINISCA UNA VERA DONNA BAH.... COMUNQUE SIA CONCORDO SUL FATTO DEL METTERSI IN MOSTRA AL MIGLIOR OFFERENTE, NON SIAMO MERCE E' VERO.... 2) Non compete affatto con l'Uomo mediante scuola, carriera e favella. BEH PRESUMO CHE NON DEBBA ABBASSARSI A QUESTO LIVELLO, CI PENSANO GIA' CERTI DEMENTI CON QUESTE STUPIDE ETICHETTE, BARON TAL DEL TALE, RAGIONIER ECCCC, UN VERO UOMO NEMMENO E' UN VERO UOMO CON UN'ETICHETTA MA DOVREBBE ESSERE FIERO DI ESSERE TALE SENZA MOSTRARE UN'ETICHETTA.... NE UOMO NE' DONNA SONO ETICHETTE.... MA VANNO VALORIZZATE PER QUELLO CHE SONO. PUNTO _________________ ♥..Gli incontri piu importanti sono già combinati dalle anime prima ancora che i corpi si vedano..♥ Paulo Coelho
|
|  | | | | Se lui e lei giocano a gatto e topo | |
|
Argomenti simili |  |
|
| | Permesso del forum: | Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
| |
| |
| | PER I NUOVI ISCRITTI | | Benvenuti in questo forum.Vi chiedo cortesemente di presentarvi alla sezione PRESENTAZIONE aprendo un new topic...Vi potete inoltre collegare in chat o partecipare alle discussioni secondo le sezioni suddivise. |
| Chi è in linea | In totale ci sono 8 utenti in linea :: 0 Registrato, 0 Nascosto e 8 Ospiti :: 2 Motori di ricerca Nessuno Il numero massimo degli utenti in linea è stato 165 il Lun Feb 20, 2012 7:49 pm |
| Mag 2012 | | Lun | Mar | Mer | Gio | Ven | Sab | Dom |
|---|
| | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | | 28 | 29 | 30 | 31 | | | | Calendario |
|
|