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 Quando per educare un figlio la madre chiama ....

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MessaggioTitolo: Quando per educare un figlio la madre chiama ....   Lun Giu 14, 2010 2:34 pm

E' un articolo di ieri, immagino che molti di voi l'avranno gia' letto, ma ci tengo a postarlo qui perche' sottolinea ancora una volta la situazione in cui si trovano i genitori dei ragazzi oggi.
Certo qui si tratta di una situazione limite, ma quante volte, nel concreto, ho dovuto sperimentare con i miei figli la durezza per farli staccare dai giochini elettronici.
Per quanto riguarda il discorso educativo piu' in generale, si sottolinea come, mentre una volta l'atteggiamento dei genitori verso i figli era estremamente autoritario, ora e' esattamente l'opposto, cioe' neppure autorevole, per i motivi piu' svariati, pero' i risultati sono veramente sconfortanti.

Dal Corriere:


Un ragazzino di 13 anni era ossessionato dai videogiochi. I militari gli hanno sottratto la Playstation
GENOVA

Che cosa fare con un figlio adolescente che rimane per giorni attaccato al suo videogioco, rintanato in camera, rinunciando ad andare a scuola e rifiutando persino il cibo? Che cosa fare? Troppo tardi per minacciarlo con il classico: guarda che chiamo il lupo cattivo! Un tredicenne non si fa certo intimorire da così poco, e oggi forse anche un bambino di tre anni ci farebbe su una sana risata. Troppo presto per urlare: o la smetti o ti sbatto fuori di casa! Troppo pericoloso cercare di farlo rinsavire con due schiaffoni: i ragazzi di quell’età, oggi, non si sa mai come possono reagire. E poi le sberle sono decisamente fuori moda. Dunque, che fare? Una mamma dei dintorni di Genova, dopo averle provate tutte, ha deciso di chiamare i carabinieri, come facevano una volta le mogli di fronte a unmarito violento. E pare, infatti, che il ragazzo ricorresse alla violenza allorché la madre cercava di distoglierlo dalla sua ossessione. Insomma, i carabinieri sono arrivati e, dall’alto della loro autorità, hanno fatto quel che i genitori, a quel punto, non sarebbero mai riusciti a fare: hanno sequestrato al ragazzino la console con alcuni «wargame», il cui uso, peraltro, era autorizzato solo agli adulti. Pare che il giovane avesse da poco scoperto la possibilità di collegarsi online con altri utenti per giochi della durata di diversi giorni.

La notizia è di quelle degne di far riflettere a più livelli, e sono domande pressoché tutte scontate: sulla dipendenza psichica indotta da certi congegni elettronici; sulla reclusione volontaria cui si sottopone un ragazzo isolandosi dal mondo esterno; sul potere (quasi nullo?) che ha la famiglia di rompere questa rassicurante ed estraniante coazione a ripetere; sulle relazioni «deboli» di padri e madri con i figli; sul nuovo rapporto degli adolescenti con la realtà (virtuale e/o fisica) eccetera. Diciamo la verità, anche in tempi di famiglie in bilico come i nostri, non è facile accettare alla cieca l'escamotage di quella madre quarantenne (probabilmente in preda a una crisi di nervi): delegare all'autorità costituita la propria responsabilità, per richiamare al mondo il figlio inebetito o in fuga verso altri pianeti non necessariamente felici, anzi. Ma pur riconoscendo che non è un gran segno di autorevolezza, non è neanche difficile mettersi nei suoi panni (a proposito, dov'era il padre, nel frattempo?): per rompere la routine autistica dell'isolamento adolescenziale, diciamo alla disperata, possono andar bene anche i carabinieri. In fondo sappiamo che negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di adolescenti depressi rimasti barricati nella propria stanza per anni, vittime di giochi elettronici o di altre prigioni online: ne è nata anche un'ampia bibliografia che classifica questi fenomeni generazionali con il termine giapponese hikikomori, che letteralmente significa «confinati», «chiamati fuori».

Chiamati fuori da chi? Da se stessi, al punto da scegliere una non-vita eremitica (con i piedi in casa delle famiglie d’origine e la testa nella blogosfera) piuttosto che affrontare la velocità angosciante del mondo. E non c’è da meravigliarsi che dal Giappone, dove è nata, questa sindrome ( che porta nei casi più gravi all’ospedalizzazione o al suicidio) sia arrivata da anni nei Paesi occidentali, e dunque in Italia. Certo, il ricorso al carabiniere ha tutta l’evidenza dell’ultima spiaggia per genitori disperati: la stessa che induce, appunto, una moglie maltrattata a chiamare il 118. Una terapia choc. Sarebbe stato molto meglio non arrivare a tanto, ovvio: evitare l’apartheid domestico (è il sociologo Zygmunt Bauman a ritenere che ormai si vive in tanti bunker privati autosufficienti anche all’interno delle proprie case) e magari favorire nei figli un senso della realtà attraverso l’imposizione di qualche limite senza necessariamente aborrire tutto ciò che crea conflitto e divisione. È pur vero che se in passato si sbagliava per eccesso di sicurezza autoritaria (che si chiamava autoritarismo), oggi i genitori sbagliano perché hanno troppo timore di sbagliare: e preferiscono eclissarsi o evitare di prendere posizione. Una telefonata tempestiva ai carabinieri risolve le emergenze (e può essere una fortuna), non aiuta certo a crescere i propri figli.
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dharma
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MessaggioTitolo: Re: Quando per educare un figlio la madre chiama ....   Lun Giu 14, 2010 4:03 pm

il tema di ragazzi adolescenti ,,,sembra che sia terribilmente scottante in questo period,,,,

oggi al lavoro ascoltavo di molte mamme che si lamentavano di figli e figlie bocciate ,,,non ragazzi con difficoltà ,,ma splendidi adolescenti nullafacenti,,,che smplicemente non hanno più interesse a studiare,,,lo studio non è più emancipazione ,i rapporti con i coetanei ,,,non è appagante ,,,,vivono in un mondo che non amano,,,,

secondo me ecco perchè si trincerano in una casa protetta dove tutto finisce con un clic,,,

per quanto riguarda l'autorità ,,,,purtroppo io vedoin giro solo scene di isterismo da parte di genitori,,,,l'autorità,,,secondo me parte dal rispetto profondo dell'altro essere umano anche di 2 mesi,,,,e di mantenere un atteggiamento cosciente,,,
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armonia_completa
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MessaggioTitolo: Re: Quando per educare un figlio la madre chiama ....   Lun Giu 14, 2010 4:19 pm

SINCERAMENTE ANCH'IO HO CHIAMATO IL MIO AMICO POLIZIOTTO PER FERMARE MIO FIGLIO JULIAN, AI TEMPI, QUAND'ERA UN PAZZOIDE ED ANDAVA IN GIRO CON IL SUO MOTORINO "RIFATTO" SENZA LUCI, TRUCCATO MA SOPRATUTTO SENZA FRENI....
DATO CHE NON AVEVO ABBASTANZA "POLSO" DA RIUSCIRE A FERMARLO, NEMMENO COI "RICATTI" HO DOVUTO CHIEDERE A LORENZO DI FERMARLO PRIMA CHE FINISSE DAVVERO MALE OLTRE QUELLO CHE GLI ERA GIÀ CAPITATO.... nuoooo daiii
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